40 sono i nuovi 20

La commedia romantica diretta dalla figlia di Nancy Mayers, dal 12 ottobre nelle nostre sale
40 sono i nuovi 20

Seguendo alla lettera le direttive estetiche della più famosa madre Nancy Meyers, la giovane Hallie Meyers-Shyer, figlia d’arte anche da parte di padre, segna il suo debutto da regista e sceneggiatrice con la commedia romantica 40 sono i nuovi 20, con protagonista una smagliante Reese Witherspoon nelle vesti alla moda di Alice, donna benestante e neo separata che, durante i festeggiamenti per l’arrivo dei temutissimi quaranta, si lascia andare a una notte di piccole follie, incappando in un gruppo di tre amici poco sopra i vent’anni che sognano un futuro nel patinato mondo di Hollywood.

Dall’universo cinematografico materno, popolato da personaggi senza problemi, proprietari di case da sogno, sempre sorridenti e bellissimi, la Mayers riprende anche il più piccolo dettaglio, rimanendo nel recinto già tracciato da commedie come What Women WantTutto può succedere e L’amore non va in vacanzaNon sorprenderà quindi la riuscita complessiva di questa rom-com, stucchevole e a tratti deprimente per il susseguirsi di situazioni irreali, dove l’unica espressione prevista da copione è quella del sorriso forzato e mai corrucciato.

Peccato per i nomi che firmano il cast, partendo dalla Witherspoon, che finalmente era riuscita a interrompere il cliché dei ruoli finora interpretati con le splendide prove di Wild e Big Little Lies, e proseguendo con Michael Sheen, attore inglese che ci ha sempre abituati alla qualità. La nuova coppia in crisi di 40 sono i nuovi 20 non regge neanche in parte il paragone con quella protagonista della pellicola di Mayers madre che più si avvicina alla trama del film di Mayers figlia, ovvero È complicato con Maryl Streep e Alec Baldwin.

Nonostante tutto sia stato studiato per mettere in pausa i nostri problemi da comuni mortali e farci sognare per un po’ sbirciando in quella che potrebbe essere la vita di qualsiasi famiglia ricca di Los Angeles, 40 sono i nuovi 20 non ci permette di decollare verso fantasie colorate e frizzanti, ma ci lascia ancorati sulla poltrona della sala in agonia, quasi infastiditi da questa esasperata monotonia emotiva, che non ragiona mai neanche su stessa, rimanendo vuota, sterile e neanche lontanamente divertente.

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Martina Amantis

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