47, Jedi che parla: l’endgame putrefatto di Rise of Skywalker [SPOILER]

Il 18 dicembre è arrivato nelle sale italiane l'ultimo capitolo della saga degli Skywalker. Proviamo a capire cosa non va. ...
47 Star Wars che parla

È arrivato in sala l‘ultimo claudicante e deludente capitolo della terza trilogia di Star Wars. Se volete un approccio non spoiler al film, potete consultare la nostra recensione. Se invece proseguirete la lettura, sappiate che andate incontro al fuoco diretto della rivelazione dei colpi di scena. Quindi, per capirci: SPOILER!

I morti parlano!” si legge nella didascalia iniziale de L’Ascesa di Skywalker. La chiave di lettura di questo pessimo film di J. J. Abrams sta tutta qui. Per arginare i presunti danni de Gli ultimi Jedi di Rian Johnson (che Dio lo benedica), sono stati riesumati: l’imperatore Palpatine, Carrie Fisher, Luke Skywalker, Han Solo (!), gli Ewok (!!!), Tatooine, Endor… Mancavano solo Andreotti, Lincoln e l’Impero Romano d’Occidente.

Anche se il vero miracolo, diciamocela tutta, l’hanno fatto con Billy Dee Williams, di nuovo nei panni di Lando Calrissian. Sembra vivo! La sua agilità è a metà fra quella di Al Pacino in The Irishman e un carro del carnevale di Putignano. Ma come avranno fatto?

Quindi… Dietro Snoke c’era Palpatine (e non la Casaleggio Associati), e i genitori di Rey continuano ad essere nessuno… Peccato che il padre della ragazza, il talento di mr. Ridley, fosse il figlio della stessa eminenza grigia dietro Snoke. Quelle cose che Weinstein e Spacey non possono più fare, insomma. Per fortuna la presenza dell’Imperatore viene giustificata con un’arguzia di sceneggiatura degna di Billy Wilder: “Emperor Palpatine is back somehow”. Il Lubitsch’ touch. Somehow…

Per chiudere degnamente il percorso del Generale Leia, sono state utilizzate le scene scartate da Il risveglio della Forza, con un enorme lavoro di retro-ingegneria. L’effetto è decente anche se spesso stonato, sembrano quei video di RT Poop dove Cersei Lannister interagisce con Don Matteo… In ogni caso, Carrie Fisher è comunque la cosa più vitale del film, pur essendo morta nel 2016.

Non potendo utilizzare Leia per chiudere il percorso di Kylo Ren, si è deciso di regalare uno yacht a Harrison Ford, che torna inaspettatamente nei panni di Han Solo in un… ricordo. Cioè, non è un flashback, ma neanche un fantasma della Forza. “E lo yacht di che dimensioni lo desidera, mr. Ford?” “Grande quanto il debito pubblico italiano” “Quanto i buchi di sceneggiatura del film?” “No, non così grande”.

I morti non muoiono. E The Rise of Skywalker è talmente schiacciato dalla mitologia, dal passato, dalla corsa al colpo di scena e alla rivelazione più shockante… Che si sono dimenticati di fare il film. E l’ultimo capitolo di Star Wars è diventato la parodia di se stesso, roba che a confronto The Irishman è un film giovane, fresco e vitale.

Ad alcuni di voi piacerà. Ad altri sembrerà un film marcio, putrefatto e a tratti necrofilo. Beati i primi. E al prossimo che si lamenta di Endgame o del finale di Game of Thrones, in loop la scena tipo cura Ludovico in cui Rey scopre le sue origini.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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