A Quiet Passion

La recensione del biopic dedicato alla famosa scrittrice statunitense Emily Dickinson. Dal 14 giugno nelle nostre sale
a quiet passion

Chi era Emily Dickinson? La risposta è al cinema dal 14 giugno e si intitola A Quiet Passion, biopic firmato da Terence Deavis, regista e scrittore inglese che ci porta con estrema delicatezza nella vita di questa “outsider” della letteratura, scoperta forse con troppo ritardo dalla critica internazionale.

Spirito ribelle e determinato, Emily iniziò a combattere contro gli stereotipi del suo tempo sin da ragazzina. Il College di Mount Holyoke è il sipario della suo primo scontro dialettico con la società, che la vuole sottomessa e docile sotto il vessillo della fede cristiana e del patriarcato. Il padre, ricco avvocato del Nord, decide di ritirarla dall’istituto e da quel momento la Dickinson tornerà nella casa di famiglia per non abbandonarla più. Nel suo rifugio sicuro, circondata dall’affetto dei suoi genitori, della sorella e del fratello, la giovane donna si trasformerà in sublime poetessa, animata da una forte sensibilità, fuori dal comune, che purtroppo sarà anche il suo più grande castigo.

Il volto protagonista di A Quiet Passion è affidato a Cynthia Nixon – l’avvocato Miranda di Sex and The City – perfettamente calata nella parte, non solo per la straordinaria somiglianza con la vera scrittrice. Nel contempo, Terence Davies è riuscito a restituire al pubblico la complessità di una creatura dalle mille sfumature e dalle profonde contraddizioni, con una narrazione estremamente lucida, condita da momenti di riflessione e umorismo. Gli equilibri precari dell’epoca si manifestano nella figura della Dickinson e nelle sue poesie, recitate dalla Nixon come voce fuoricampo proprio a chiusura/apertura dei momenti più catartici della pellicola.

Peccato però che, alla progressiva chiusura del personaggio principale, climax della storia, non corrisponda un adattamento narrativo adeguato, che invece persevera con uno stile fin troppo lineare, trasformando i dialoghi più intensi in una sorta di lezioni pedanti, proclamate dalla protagonista, con intransigente durezza, al mondo che aveva lasciato fuori dalla sua stanza.

Nonostante queste piccole sbavature, A Quiet Passion rimane un’opera importante, non solo per merito cinematografico, ma soprattutto per ambizione: quella di far uscire Emily Dickinson dalla sua prigione e farla arrivare al mondo grazie allo strumento divulgativo del cinema.

A Quiet Passion
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Martina Amantis

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