Alien: Covenant

La nostra recensione di Alien: Covenant, il film di Ridley Scott dall'11 maggio nelle nostre sale
Alien: Covenant

Sono passati cinque anni da Prometheus, un lasso di tempo enorme in una Hollywood sempre alla continua ricerca del sequel. Un lasso di tempo in cui tanti cambiamenti di idee hanno accompagnato altrettanti brainstorming, in cui qualcuno avrà prevalso su qualcun altro, portando ad un cambiamento repentino nei piani della saga di Alien. Quelli che dovevano essere dei prequel velati sono diventati dichiarati, tanto da portare a cambiare i titoli, apponendo il nome del franchise, quasi volendo mettere la mani avanti con il pubblico. Alien: Covenant è quindi un ibrido: da un lato continua il racconto iniziano in Prometheus, riprendendo agilmente la trama degli Ingegneri e del loro ruolo nella creazione della razza umana, dall’altro si affaccia timidamente nella mitologia tipica della saga di Alien. C’è la lotta tra uomini e xenomorfi, ma mai come in questo caso Ridley Scott sembra aver capito come far crescere il suo pargolo. In questo Covenant lo xenomorfo non è altro che un mezzo, un pretesto per raccontare l’ascesa del vero villain del film (e ci viene da dire anche “dei film”), riuscendo finalmente a smarcare Alien dalla necessità di dover riproporre in continuazione lo scontro tra uomini ed alieni.

Contrariamente a Prometheus, Covenant ha inoltre la libertà di non dover creare nulla di nuovo, ma può invece poggiarsi su quanto visto in precedenza giocandoci a proprio piacimento. Le forzature del capitolo precedente lasciano il posto a un racconto più armonioso, che ripesca a piene mani dai cliché della saga, aggiornandoli dal punto di vista visivo e mitologico. Scott riesce a creare ancora una volta panorami e momenti visivamente splendidi, qualcosa che era presente anche in Prometheus, ma che qui sono aiutati dal senso narrativo che viene dato ad ogni singola scena. Rimane però un grande dubbio, quello sulla necessità di allungare in modo così forzato un racconto come quello di Alien, arrivando a sfilacciarne la trama in una serie di sequel (Scott ha parlato di circa sei film) pensati con una formula sempre uguale. L’auspicio, per quanto doloroso, è che il regista possa cedere la camera a delle forze fresche, cercando di portare una ventata d’aria fresca in un franchise che ha assunto fin troppo le forme del suo creatore.

Alien: Covenant
7
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    7
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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