Alita: Angelo della Battaglia

La recensione del film diretto da Robert Rodriguez, scritto e prodotto da James Cameron e basato sull'omonimo manga di Yukito Kishiro
Alita: Angelo della Battaglia

Ambientato nel 26° secolo, Alita è una cyborg che viene scoperta in un deposito di rottami dal dottor Daisuke Ido . Senza alcun ricordo della sua vita precedente, fatta eccezione per l’incredibile addestramento nelle arti marziali memorizzato dal suo corpo, Alita diventa una spietata cacciatrice di taglie, sulle tracce dei peggiori criminali del mondo.

Non è la prima volta che Hollywood sceglie di portare sullo schermo un caposaldo della cultura manga. Era già successo nel 2017 con Ghost in The Shell di Rubert Sanders, che non convinse pienamente il pubblico. C’hanno riprovato stavolta con Alita: Angelo della Battaglia, aggiustando il tiro. E forse hanno fatto centro.

La genesi della pellicola è fondamentale per apprezzarla maggiormente e ve la riassumeremo così: James Cameron si innamorò del manga dopo che un giovane Guillermo del Toro glielo segnalò. La 20th Century Fox registrò il dominio “battleangelalita.com” intorno al giugno 2000. Tra ritardi e vari ripensamenti ci vollero ben 17 anni prima che il progetto vedesse concretamente la luce. Un progetto fortemente voluto dallo stesso Cameron che, benché produttore e autore dello script insieme a Jon Landau, fu costretto a lasciare la regia a Robert Rodriguez per gli impegni con i sequel di Avatar.

Alita: Angelo della Battaglia è la celebrazione più assoluta della tecnica motion capture, arrivata ora a livelli veramente impressionanti. Una gioia da guardare, o meglio, un inganno: se non fosse per gli occhi grandi della protagonista – omaggio al manga originale – quasi non ci si accorgerebbe della sua natura computerizzata. Le scene action sono coreografate come non si vedeva da tempo e la colonna sonora firmata da Junkie XL vi farà venire più di qualche brividino. Del resto, con alle spalle un pioniere della tecnologia cinematografica come James Cameron, il film di Rodriguez non poteva deludere sotto questo aspetto.

Il design scenografico è magistrale e concorre a farci immergere all’interno di un mondo futuristico e distopico. La protagonista Alita, interpretata nelle espressioni da Rosa Salazar, ha un carisma fuori dal comune, così come il trio di comprimari formato dai Premi Oscar Christoph Waltz, Jennifer Connelly e Mahershala Ali. E proprio nel campo dei personaggi si trova la pecca del film. In 122 minuti di durata la storia corre veloce come la stessa Alita e non ci viene dato tempo di apprezzarne tutte le caratteristiche. Alcune storyline sfuggono alla nostra attenzione, ed è un peccato perché sono veramente tutte interessanti, almeno nelle premesse.

Il messaggio umano e profondo riecheggia forte dietro le apparenze robotiche, così come il tocco di Cameron che a volte sembra affossare quello di Rodriguez. Ma siamo certi che riconoscerete alcune scene “spaccone” tanto care al regista pulp, pupillo dell’amico e collega Quentin Tarantino. Insomma, ottimo intrattenimento per tutti. Speriamo di non dover aspettare molto per un eventuale seguito.

Ah, c’è un altro attorone nel cast. Ma non ve lo sveliamo…

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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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