American Assassin

La nostra recensione di American Assassin, il film con Dylan O'Brien e Michael Keaton
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Michael Keaton e Dylan O’Brien combattono mafiosi e terroristi a Corviale. Una bomba atomica esplode al largo di Fiumicino. Scusate se ho iniziato dalla fine, ma parlare di American Assassin senza citare la sua parte più folle è impossibile. Dopo aver assistito alla morte della futura moglie durante un attentato terroristico, Mitch Rapp (Dylan O’Brien) è consumato dalla sete di vendetta. Un desiderio che decide di incanalare attraverso una giustizia privata il cui unico scopo è quello di eliminare ogni cellula terroristica. Un piano folle, che viene prontamente sventato dalla CIA, decisa però a reclutare Mitch per entrare a far parte di un gruppo segreto di agenti. Tra un addestramento e l’altro, la giovane recluta finisce per dover rintracciare un ordino nucleare, diviso tra un gruppo di iraniani agguerriti e stereotipati ed un ex agente deciso a vendicarsi.

Un po’ Kingsman e un po’ Bond, American Assassin nasce dalla penna dello scrittore Vince Flynn ed arriva sul grande schermo dopo una gestazione alquanto travagliata. Pensato come un prequel della saga principale, il film è passato dalle mani di Edward Zwick a quelle di Jeffrey Nachmanoff, fino ad arrivare sulla scrivania di Michael Cuesta. Prima della follia citata in apertura, il film di Cuesta riesce anche a presentarsi nella sua forma migliore; quella di un action crudo e cattivo (anche troppo) potenzialmente interessato ad indagare negli angoli della psiche dei superagenti protagonisti. Potenzialmente, perché piuttosto che approfittare di un Michael Keaton in forma, American Assassin preferisce dedicarsi alla filosofia del “film da cassetta”, quella strafottente che se ne infischia della logica. Al di là della location (Roma per un romano fa perdere qualsiasi oggettività), l’arrivo in Italia di O’Brien e soci corrisponde con il tracollo del film: si esagera, si sbaglia e si continua ad esagerare. Piuttosto che compiere un’autoanalisi sui propri limiti, il film preferisce continuare alla cieca verso acque troppo profonde. Così, come se qualcuno avesse deciso di mollare il volante, si finisce per schiantarsi sul cartello Benvenuti a Fiumicino.

American Assassin
5
American Assassin
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    5
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NewsRecensioni
Francesco Martino

Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Ha collaborato con Prismo, Vice e Dude Mag. Scrive su Serial Minds e in edicola su Il Mucchio.
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