Ammore e Malavita

La recensione del musical dei Manetti Bros. dal 5 ottobre al cinema
Ammore e Malavita

Sì, giovedì 5 esce anche Blade Runner 2049, ma in fondo che vi importa di sapere se Deckard è replicante o no? Esce anche Ammore e Malavita, pensate alle cose serie, piuttosto: i Manetti Bros. hanno fatto un musical neomelodico sulla camorra! Non c’è niente di più importante a cui pensare.

Ciro (Giampaolo Morelli) e Fatima (Serena Rossi) come Renzo e Lucia si amano e sono destinati a trascorrere il resto della loro vita assieme. Nel film non ci sono di mezzo i Bravi o l’Innominato, ma Don Vincenzo (Carlo Buccirosso) e la sua spietata moglie cinefila, Donna Maria (Claudia Gerini). I due si ritrovano dopo tanti anni, ma il loro amore è tutt’altro che sopito: per essere liberi, hanno soltanto bisogno di sconfiggere la camorra. Cantando e ballando.

Il film l’abbiamo visto alla Mostra del Cinema di Venezia (ma ve lo ricordate il nostro diario?) e già eravamo impazziti: in una delle proiezioni stampa prese perfino più applausi di La La Land, Buccirosso ha un doppio ruolo come Tilda Swinton in Ave Cesare! dei Fratelli Coen.

Ammore e Malavita è esilarante, ha trovate e sequenze geniali (Scampia Disco Dance, signori, è l’equivalente cinematografico de Il nome della Rosa di Umberto Eco) e un grande cast in stato di grazia.

Commedia, musical, film coi criminali. Lavori come questo, che ibridano i generi con grazia, disinvoltura e divertimento fanno bene al nostro cinema. La speranza è che vengano anche premiati al botteghino. Plauso ai Manetti, e si metta immediatamente in cantiere un sequel!

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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