Anche in Italia abbiamo un’Arma Letale: tanti auguri a Renato Pozzetto

Renato Pozzetto compie 80 anni. Perché ha senso scoprire o riscoprire i suoi film oggi che le nuove generazioni non lo conoscono...
Renato Pozzetto

In questo 2020 di pura anarchia abbiamo festeggiato i 100 anni dalla nascita di Alberto Sordi e i 90 di Clint Eastwood. Pochi giorni fa abbiamo anche pianto, purtroppo e mai abbastanza, la scomparsa di Ennio Morricone.
Il 14 luglio compie 80 anni Renato Pozzetto. Agli under 30 questo nome non dirà probabilmente nulla, e a pensarci bene è vero.

Dopo la generazione inarrivabile dei Tognazzi e dei Gassman (non meno ignoti ai giovanissimi) ne venne un’altra che giocò tutto un altro campionato, fatto di film di qualità nettamente inferiore ma con sketch e singole scene che col passare degli anni sono invecchiate in alcuni casi meglio delle commedie di provenienza. Ognuno di loro è riuscito a sopravvivere per un segno distintivo: le sfuriate di Banfi, le umiliazioni di Villaggio, praticamente qualunque cosa “volgare” o sopra le righe detta o fatta da Boldi e De Sica.

All’interno di questo campionato squisitamente trash (nel senso più benevolo del termine), Pozzetto ha giocato in una sotto-categoria frequentata perlopiù da lui e da Adriano Celentano: quella della comicità surreale. In un Paese in cui la commedia si è sempre accompagnata a satira, riflessioni politiche e sociali, Pozzetto ha sdoganato prima col cabaret e la tv e poi coi film un tipo di umorismo che è raramente di casa in Italia.

La scena nella Trattoria Semivuota in Io tigro, tu tigri, egli tigra è di un non-sense a metà fra Lynch e i Monty Python, quella del monolocale ne Il ragazzo di campagna era già Black Mirror trent’anni prima (tanto che qualcuno si è anche divertito a farne un mash-up trailer). L’unico Buddy-Cop movie italiano, Piedipiatti, diretto dal compianto Carlo Vanzina, ha per protagonista lui ed Enrico Montesano.

Oltre ad essere il nostro Arma Letale, il film vede Pozzetto allo zenit del suo modo di riempire le scene. Si prenda la scena qui sopra dell’interrogatorio in cui i due protagonisti sono stati fatti ubriacare a forza da un criminale colluso con le istituzioni e sono interrogati adesso da un questore che non crede a ciò che hanno scoperto.

Il personaggio di Pozzetto esordisce ricordando, giustamente: “Signor Questore, hanno cercato di ucciderci. Quando il giovane agente a cui si è rivolto gli fa notare che non è lui il questore, risponde “Ah. Non potete scambiarvi per piacere?”. Gli viene chiesto di ricapitolare quanto accaduto “dall’inizio”, parte coi ricordi dell’asilo e viene subito fermato dal questore, inorridito.

Quando quest’ultimo pone delle domande e il personaggio di Montesano prova a rispondere, rimanendo serissimo Pozzetto scombussola l’equilibrio già precario con altre boutade come: “Quel nome ce l’ho sulla punta della lingua” dice il suo collega, e lui ribatte “Francobollo”. Il tutto fino a un finale in cui, dopo l’aspro rimprovero ricevuto per l’enorme tasso alcolemico rinvenuto nel sangue, Pozzetto scatta in piedi e urla “E non ci rompa le balle!”, non tanto con la rabbia frustrata di Banfi o dei rari momenti in cui Fantozzi alzava la testa, ma più forse per la noia dovuta all’interrogatorio. La battuta è propedeutica a una reazione altrettanto esilarante del loro superiore, che li fa allontanare e sospendere dal servizio.

Un anarchico della comicità con più di 30 film da protagonista in carriera, campione di incassi negli anni ’70 e ’80, che brillava forse ancor più quand’era in coppia (con Verdone in 7 chili in 7 giorni, per esempio) e che ancora non ha visto la sua “rivalutazione”, o quantomeno riscoperta”. Nel pantheon dei comici italiani, un posto fra i grandi lo merita anche il ragazzo di campagna, Renato Pozzetto. Tanti auguri.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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