Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald

La recensione del secondo prequel/spin-off tratto dalla saga di Harry Potter, diretto ancora una volta da David Yates
Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald

C’è qualcosa di magico nel fatto che la scrittura di J.K. Rowling sia cresciuta insieme a noi. Paradossale pensare che questo non sia più un film adatto alla generazione che vide da vicino il successo planetario della saga di Harry Potter. Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald non si allontana mai dall’universo potteriano già ampiamente sondato e introduce elementi sempre nuovi, cambiando semplicemente il punto di vista: quello degli adulti.

Il film si apre con una sequenza da manuale, introducendo da subito un Johnny Depp in splendida forma. Algido e minimale, senza facce da overacting, ma autoritario e non per questo meno orrorifico. Il suo Grindelwald è un personaggio chiaramente ispirato ai grandi dittatori della vera storiografia umana, un leader spietato sì, ma affascinante e in grado di traghettare masse inermi. Al lato opposto, Newt Scamander (Eddie Redmayne) che qui, rispetto al capitolo precedente, appare in sordina e in balìa delle onde, tanto che a tratti ci si dimentica della sua presenza e della sua utilità. Un uomo scaraventato in qualcosa di più grande che, contrariamente ad Harry Potter, non ha la spinta reazionaria da salvatore del mondo. Il suo è un atteggiamento da spettatore passivo, ma abbiamo modo di credere che nei prossimi sequel verrà affidato a lui e ai suoi animali fantastici un compito fondamentale.

L’intreccio è da noir anni 40 e non farete fatica a rivedere negli Auror o in generale nella struttura narrativa i canoni delle spy-story: inseguimenti, misteri da svelare che, una volta risolti, aprono la strada a nuovi interrogativi, identità nascoste (sempre grazie all’immancabile Pozione Polisucco). Tutto ciò concorre a rendere il film estremamente poco bambini-friendly ma qualcosa dal respiro più maturo, come dicevamo all’inizio di questa recensione. Tuttavia, i momenti distesi non mancano e sono tutti affidati a Dan Fogler, perfetto ancora una volta nella parte del goffo Jacob Kowalski.

Se in Animali Fantastici e dove trovarli avevamo conosciuto spensieratamente i personaggi e le dinamiche tra di essi, qui mescoliamo per bene le carte in tavola. La relazione tra Jacob e Queenie arriva ad un punto decisivo; Credence e Nagini per le strade di Parigi curvi e sottomessi come ne I Miserabili di Hugo; l’introduzione di Leta Lestrange e il terribile senso di colpa che porta con sé; il rapporto di amore e odio tra Newt e il fratello Theseus. Come potrete intuire, c’è poco spazio per la risata superflua e per questioni che possano accaparrarsi l’interesse di un pubblico under 12.

Le scenografie, i costumi e la fotografia sono ottime, e si apprezza molto il fatto che il film non cada nell’errore di rendersi troppo buio, così come successe nei capitoli finali della saga del maghetto occhialuto. Gli effetti visivi poi giungono ad un punto qualitativo mai raggiunto prima nel Wizarding World.

Il tasto dolente arriva quando ci confrontiamo con gli eventi: talmente tanta carne sul fuoco da far risultare la scrittura un po’ confusionaria, e la scena dedicata al mega spiegone non aiuta come invece dovrebbe. Gli elementi da seguire diventato molti e il regista David Yates non ha tra i suoi punti di forza quello di sapere dirigere limpidamente e coerentemente tutte le storyline, a causa anche di un montaggio ricco di tagli e di cambi di ambientazione repentini (Londra e Parigi sono indistinguibili). Il plot twist è svelato nei secondi finali e, senza addentrarci nella zona spoiler, stravolge in maniera definitiva il passato di uno dei personaggi e con lui le nostre conoscenze pregresse. Almeno fin qui. Piacerà a parecchi e ad altrettanti farà storcere il naso, avviando crociate contro la Rowling.

Ma del resto, non è questa la magia del cinema?

 

 

7
  • Voto
    7
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Claudia Bighi

Attrice e autrice, scrive per sdrammatizzare. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma rifiuta il rehab.
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