Assassin’s Creed

La nostra recensione di Assassin's Creed, il film con Michael Fassbeder tratto dal videogame Ubisoft in uscita il 5 gennaio nelle nostre sale
Assassin's

Dopo nove capitoli sulle console casalinghe più qualche incursione su mobile, otto romanzi, una linea d’abbigliamento e una quantità sconfinata di gadget, è ormai evidente che la saga di Assassin’s Creed sia diventata qualcosa di più di un semplice franchise videoludico. Proprio per questo, il suo approdo sul grande schermo era più di una semplice trasposizione, ma un punto d’arrivo di un percorso lastricato di successi commerciali, un progetto pieno d’ambizioni pronto a staccarsi dalla tradizione dei videogiochi sbarcati al cinema con scarsi risultati. Ambizioni che potevano essere ricercate nel suo cast, formato da nomi di primo ordine come Marion Cotillard, Jeremy Irons e Michael Fassbender, che di questa operazione è stato il principale promotore, finendo per coinvolgervi anche il regista Justin Kurzel, con cui l’attore aveva già lavorato in Macbeth.

Nonostante le ottime premesse Assassin’s Creed non riesce a soddisfare le attese, dimostrandosi fin da subito per quello che è: un film mediocre, immerso nel controsenso di aver una messa in scena curata fino all’inverosimile insieme ad una sceneggiatura sciatta ed illogica. Diviso in due tronconi , la Madrid del 2016 e l’Andalusia del 1492, il film divide in modo altrettanto rigoroso la sua storia, affidando la narrazione al presente e l’azione al passato, finendo per partorire due storyline capaci unicamente di pestarsi i piedi a vicenda senza mai raccordarsi in un unico racconto. A nulla serve la messa in scena perfetta di Justin Kurzel, capace di dipingere dei quadri in movimento così come fatto con il suo Machbeth, ma schiacciata prima da un’azione ridondante e dopo da una serie di dialoghi mai credibili, poggiati su un pathos inesistente in un film in cui l’unico sentimento mostrato dal protagonista è uno smodato amore per il cibo.

Perché se da un lato ci sono i nomi citati in precedenza, quel cast splendido diretto da un regista attento, dall’altra parte c’è un trittico di sceneggiatori che vanta nel proprio curriculum prodotti come Allegiant (il capitolo che ha costretto la saga ad un futuro da film tv), Exodus di Ridley Scott e un film con le due Olsen incapaci a recitare. Viene quindi da chiedersi come si possa arrivare a voler coronare un franchise di successo con un prodotto così mediocre, con l’innata abilità di scontentare sia il pubblico amante del videogame che quello più neofita, capace di risultare goffo e presuntuoso allo stesso tempo, con l’arroganza di voler imbastire una critica alla società inerme quando è incapace di far dialogare due personaggi senza risultare ridicolo.

Assassin’s Creed sembra voler rendere ogni momento indimenticabile, ma l’unica sensazione difficile da dimenticare è il rammarico per quello che sarebbe potuto essere. Non la perfezione, ma un film capace di intrattenere sapendo sfruttare bene le sue ottime carte. Perché in un’epoca in cui i videogame sono sempre più vicini al cinema, il film di Justin Kurzel sembra un terribile goal sbagliato a porta vuota.

Assassin's Creed
5
Assassin's Creed
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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