Atomica Bionda

La recensione in anteprima dell'action movie con Charlize Theron, dal 17 agosto nelle nostre sale
Atomica Bionda

La calda e pressoché vuota dal punto di vista cinematografico estate del 2017 si appresta a essere sconquassata dall’uragano Charlize Theron: l’esordio in sala di Atomica Bionda è previsto infatti per giovedì 17 agosto. Adattamento della graphic novel The coldest city, il film è diretto da David Leitch, regista del primo John Wick e del prossimo Deadpool 2.

Il film è ambientato nella Berlino del 1989: il Muro sta per cadere, i rapporti fra le superpotenze sono tesissimi, e le spie fanno tutto il lavoro sporco; è spia Lourraine Broughton (Theron), è spia David Percival (James McAvoy, sprecato), è spia Delphine (Sofia Boutella). In ballo c’è la sicurezza internazionale in forma di orologio contenente dati sulla vera identità di agenti sotto copertura. La caccia è aperta, e la sfida sarà all’ultimo sangue.

Charlize Theron è perfetta, le prende e le dà con una classe e una grinta da fare invidia a tutti i James Bond, e ci piace. David Leitch fa uno John Wick al femminile e lo ambienta negli anni ’80 con un uso della colonna sonora che abbiamo visto nei due Guardiani della Galassia (e che vedremo in Baby Driver a settembre), e ci piace ancor di più. Montaggio, fotografia, regia, tutto asservito a un ritmo dinamico, veloce, rapido. C’è perfino una scena lesbo fra Charlize Theron e Sofia Boutella!

Idealmente un cinecomic magnifico, Atomica Bionda cade vittima di uno script eccessivamente ingarbugliato. Sparatorie, inseguimenti, scazzottate, tutto egregiamente realizzato, ma si richiede allo spettatore uno sforzo di comprensione troppo grande per un film di questo genere: rendere difficile prestare attenzione agli sviluppi della trama può diventare un ostacolo.

Ciò non significa spiegare tutto dal primo minuto, ma neanche dover rendere tutto inutilmente sofisticato. John Wick non funziona per la sua storia (che pure è buona), ma per le sequenze d’azione,  per come vengono girate, montate e proposte allo spettatore. Atomic Blonde fa sua una frase di Machiavelli sull’inganno, sul fatto che coloro che ingannano troveranno sempre qualcuno da ingannare: lo spettatore vuole e deve essere “ingannato”, preso in giro, ma non per tutti i 115 minuti, coi conti che tornano frettolosamente solo alla fine.

Sarebbe bastato seguire la regola del KISS, “Keep It Simple, Stupid!” e Atomica Bionda sarebbe finito di prepotenza fra i migliori film dell’anno. Ciò non toglie che l’esperimento al femminile sia comunque riuscito; restiamo tutti in attesa di un eventuale sequel, magari scritto diversamente.

Atomica Bionda
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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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