Baywatch

La recensione del film di Seth Gordon
Baywatch

Trash sarebbe dovuto essere, e trash fu. Baywatch ha spaccato la redazione di Abovetheline: prima si andava tutti d’amore e d’accordo, poi è arrivato Ronnie (interpretato da Jon Bass) col suo pene incastrato in un lettino e nulla è stato più lo stesso. Neanche il ricordo dei bei tempi andati a guardare Natale a Miami attorno al fuoco è riuscito a placare il malcontento che il lavoro di Seth Gordon ha provocato.

Il film porta sul grande schermo l’omonima e di grande successo serie televisiva interpretata fra gli altri da David Hasselhoff e Pamela Anderson. Entrambi appaiono in un cameo, ma i protagonisti sono tutti diversi: Mitch è interpretato da Dwayne Johnson, C. J. Parker dalla brava Kelly Rohrbach. A coadiuvare The Rock ci pensa invece Zac Efron (Matt Brody), dal boss più volte apostrofato come Bieber, Jonas Brother e, a un certo punto, High School Musical.

Intendiamoci: non è Orson Welles, non è Aaron Sorkin, non è Billy Wilder. Non c’è nulla di sofisticato o di alto in questo film. Baywatch sguazza fieramente in un oceano di trash, è forse anzi il prodotto fino ad ora più trash del 2017. Il che, però, non necessariamente è un male: l’intrattenimento popolare è una cosa da maneggiare con estrema cura. I film si fanno per il pubblico: c’è un pubblico a cui potrebbe interessare un prodotto di questo tipo? Sì. E’ il pubblico di Fast & Furious, quello di High School Musical, più quello del Baywatch originale.

Può questo pubblico uscirne soddisfatto? Sì. Il film, innanzitutto, è divertente. Nel loro contrastarsi The Rock e Zac Efron regalano dei bei siparietti e scambi di battute. “I’m oceanic, motherfucker!” è la nuova miglior battuta dell’anno che scalza di prepotenza “Oh cazzo c’ho la figa!” di Moglie e Marito. Dopodiché, naturalmente, le sequenze spettacolari: scazzottate, inseguimenti con le moto d’acqua, fuochi d’artificio.

C’è anche un incendio in mezzo all’oceano, ma quello, a voler essere onesti è veramente brutto: realizzato tecnicamente male. Meno esibizione di corpi femminili di quanto si potrebbe credere a favore invece di quelli maschili. Dura 1 ora e 59 minuti, già con venti minuti in meno sarebbe stato più godibile.

Trash sarebbe dovuto essere e trash è stato. Stiamoci. Meglio questo che l’ultimo Malick. E dateci il sequel, il secondo è sempre meglio del primo! (Non di Song to song, ovviamente).

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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