Benedetta Follia

La recensione del nuovo film di e con Carlo Verdone, e Ilenia Pastorelli
Benedetta Follia

Dal punto di vista degli incassi, il 2017 è stato un anno disastroso per il cinema italiano. Ciononostante, alla fine di dicembre è arrivata una sorpresa al botteghino, Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani, che in questi giorni ha raggiunto quota 7 milioni circa di incasso. Visti i tempi, un ottimo risultato. Benedetta Follia verrebbe da dire.

I protagonisti sono Paola Cortellesi Antonio Albanese. Cos’hanno in comune i due, oltre al precedente Mamma o Papà? dello stesso regista, e all’aver fatto parte della scuderia di comici della Gialappa’s? L’essere stati rispettivamente il terzultimo e il penultimo partner di Carlo Verdone, in Sotto una buona stella (2014) e L’abbiamo fatta grossa (2016).

Il preambolo sugli incassi era necessario per un motivo, ovverosia che i film di Verdone hanno sempre conseguito dei buoni incassi: il penultimo arrivò a circa 8 milioni, il terzultimo a quota 10. In linea coi tempi. In uscita l’11 gennaio, Benedetta Follia dovrebbe raggiungere agilmente i 10 milioni; in conferenza stampa, De Laurentiis ha dichiarato che il film dovrebbe uscire inizialmente in 700 copie, numero che potrebbe aumentare nel corso dei giorni.

La prima rivoluzione di Benedetta Follia è a livello di sceneggiatura: a scrivere il film assieme a Verdone sono stati Nicola Guaglianone Menotti, co-autori, assieme al regista Gabriele Mainetti, di Lo chiamavano Jeeg Robot. La seconda rivoluzione è nella scelta del partner. Stavolta è toccato a Ilenia Pastorelli, al suo secondo film, dopo Jeeg e un David di Donatello, fare da spalla a un mostro sacro. C’è riuscita? Alla grande.

Verdone e gli sceneggiatori le hanno cucito addosso il ruolo ideale. Una coatta di cuore. Per usare le parole della stessa attrice durante la conferenza stampa, “Non è la coatta vista dal pariolo”: non viene infatti presa in giro o condannata la sua bassa estrazione sociale; si ride con lei, non di lei. La Pastorelli è irriverente, spontanea, diretta. Tempi comici encomiabiliuna bomba, senza se e senza ma. Ci regalerà tante soddisfazioni nei prossimi anni.

Con Benedetta Follia la filmografia del regista di Borotalco viene rinfrescata: c’è un’app di incontri, c’è una sequenza di trip e un omaggio (greve) a Harry ti presento SallyVerdone è in grande forma, ha dei momenti e delle gag esilaranti: prima fra tutte, una scena in cui cerca di far svegliare un’alcolizzata veneta collassata sul suo letto. C’è anche Maria Pia Calzone, il suo è un personaggio (un’infermiera) determinato ma soprattutto dolce, tenero. Lo spettatore vorrà a tutti i costi che finisca assieme a Guglielmo, il protagonista.

Il film dura un’ora e cinquanta. L’unica pecca sono gli ultimi venti minuti, a livello narrativo: non aggiungono nulla, portano a un colpo di scena del tutto superfluo; insomma, fanno scendere dalle montagne russe. Si poteva chiudere benissimo a un’ora e mezza, e sarebbe stato un gioiellino. Ciò detto, con Benedetta Follia il 2018 del cinema italiano comincia in maniera scoppiettante sul versante artistico: la speranza è che al box-office si presenti il medesimo scenario.

Benedetta Follia
7
Benedetta Follia
  • voto
    7
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NewsRecensioni
Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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