Birds of Prey – La Recensione

La nostra recensione del cinecomic DC diretto da Cathy Yan...
Birds of Prey

Dopo il successo di Joker e in attesa degli Oscar, la Warner Bros. torna in quello sgangherato frullato di idee e flop che è l’universo cinematografico DC, diviso tra una ricerca di continuity narrativa e una nuova voglia di rompere gli schemi. Un po’ sequel e un po’ standalone, Birds of Prey e la Fantasmagorica Rinascita di Harley Quinn si colloca esattamente in questa scomoda posizione, cercando di portare avanti la storia condivisa iniziata anni fa con Man of Steel ma provando anche a capitalizzare (scegliete voi l’accezione) il successo di Harley Quinn dopo Suicide Squad.

Del film di David Ayer non prende però solo il personaggio di Margot Robbie, ma anche quell’immaginario colorato e pop che qui si sposa con lo stile narrativo figlio del successo di Deadpool. Non solo rotture della quarta parete, ma soprattutto la necessità di caratterizzare il personaggio di Harley in modo da renderlo abbastanza forte da poter portare avanti un intero film, affidando quindi alle doti di Margot Robbie buona parte del film. Un compito eseguito egregiamente, con un’interpretazione convinta e convincente, una prova tangibile della passione dell’attrice per questo personaggio, vero padrone della scena in un film che però fatica a darci altro.

Nonostante il titolo del film, le Birds of Prey sono infatti solamente un gruppo di personaggi poco caratterizzati al servizio di quel bene più grande chiamato Harley Quinn. Figure abbozzate lanciate nella storia con poco criterio, generiche nelle caratterizzazioni come nei ruoli. Un vizio che non risparmia il villain di Ewan McGregor, reso macchietta per sostituire Joker (citato però ogni dieci minuti di film), e una consistente fetta del film. Una storia lenta e annacquata che prova a dire il suo abusando di scene d’azione, ma che in realtà finisce per dare il meglio quando si impegna a scrivere e far interagire i personaggi. Non è un caso se questo Birds of Prey tira fuori le unghie nel suo terzo atto, quando le eroine (seppur con motivazioni discutibili) fanno squadra contro il nemico comune.

Margot Robbie finisce inevitabilmente per essere l’unica scintilla in grado di accendere la miccia di un film che stenta a trovare la sua dimensione, incapace di calibrare i suoi tantissimi elementi finendo per diventare l’ennesimo cinecomic privo di particolari pregi.

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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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