BlacKkKlansman

La recensione del nuovo film di Spike Lee
BlacKkKlansman

Ce l’ha fatta ad arrivare anche in Italia il nuovo film di Spike Lee dal titolo difficilmente pronunciabile, BlacKkKlansman. A maggio era stato presentato al Festival di Cannes, dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria.

Tratto da una storia vera, BlacKkKlansman racconta del giovane Ron Stallworth che negli anni ’70 riuscì a infiltrarsi nella sezione di Colorado Springs del Ku Klux Klan. Cosa c’è di sensazionale? Intanto, Stallworth è un poliziotto. Ma la cosa più importante è un’altra: è nero. Come fa un afroamericano ad infiltrarsi nell’organizzazione più razzista d’America? Per telefono. Quando tocca presentarsi di persona, Stallworth si affida a un suo collega, che ne assume l’identità.

I protagonisti di BlacKkKlansman (adesso si capisce il perché del titolo) sono due attori in stato di grazia e in grande forma: John David Washington (figlio di Denzel) e Adam Driver. La sequenza di apertura è esilarante ed è affidata ad Alec Baldwin, quella di chiusura mostra invece le durissime immagini dei fatti Charlottesville, e di Donald Trump che minimizza. Entrambi i segmenti sono autonomi rispetto al resto del film. È servito menzionarli per farvi comprendere quanto Spike Lee sia riuscito a giocare e a mantenersi in equilibrio fra più generi e toni: la commedia, il dramma, il poliziesco, l’impegno sociale.

Ci sono momenti divertenti. Uno dei momenti più simpatici del film (presente anche nei trailer) è la telefonata con cui il vero Stallworth mostra il suo interesse ad iscriversi al Klan sparando a raffica una serie di micidiali frasi razziste. È comicità dell’assurdo, chiaramente, ma quel che diverte della sequenza è anche la reazione dei suoi colleghi, attoniti, e il modo in cui Adam Driver si inserisce nella scena: dapprima è alla sua scrivania, impegnato, poi sente gli improperi pronunciati dal collega e si gira lentamente con la sedia. Già solo l’espressione che Driver ha in questa scena vale tutti i premi possibili.

Ci sono soprattutto momenti duri, e superano quelli comici per un semplice motivo: quando si ride delle situazioni assurde arriva immediatamente il pugno nello stomaco a farti ricordare che “Ehi, è tutto vero”. In questo 2018 non poteva esserci film più attuale e necessario di BlacKkKlansman, tanto in America quanto in Italia. Non perdetevelo per nessuna ragione.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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