Bombshell – La Recensione

La nostra recensione di Bombshell, film di Jay Roach con il trio Theron-Kidman-Robbie....
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Chissà se senza la bufera Weinstein e i movimenti #metoo e #timesup una storia come quella di Bombshell (disponibile su Amazon Prime Video dal 17 aprile 2020) avrebbe trovato spazio a Hollywood. Anticipatrice della rivoluzione culturale che ha investito il magnate hollywoodiano nel 2017, la guerra portata in campo dalle giornaliste Gretchen Karlson e Megyn Kelly contro Roger Ailes, direttore di Fox News Channel colpevole di proposte indecenti a sfondo sessuale, è stata veramente una bomba lanciata con potenza e precisione. L’ambizione personale delle due viene ora messa in secondo piano; a contare adesso è la verità, la giustizia per donne messe sotto scacco dal dominio di un orco nascosto dietro le false spoglie di un direttore docile, un po’ acciaccato fisicamente, ma sempre attento ai bisogni dei propri dipendenti. Quella guerra (già portata sul piccolo schermo nella serie The Loudest Voice con Russell Crowe) diventa ora un film, diretto da Jay Roach con protagoniste Nicole Kidman, Charlize Theron e Margot Robbie.


Prima Megyn (una Theron calata sia psicologicamente che fisicamente nel personaggio, grazie soprattutto all’impiego di protesi facciali che la rendono identica alla vera Kelly) poi Gretchen si fanno due Virgilio della notizia, pronte a prendere per mano lo spettatore e condurlo tra i piani infernali di Fox News. Tra giochi di potere, destri sferrati con la potenza delle parole, e KO tecnici sullo sfondo di ricatti sessuali, il mondo del giornalismo si trasforma in un terreno sismico pronto a tremare, crollando su se stesso. Seguendo il canovaccio steso da Adam McKay e il suo La grande scommessa, le fila dell’intreccio vengono inframmezzate da interpellazioni dirette allo spettatore. Con sguardi in camera e dialoghi rivolti al proprio pubblico, le protagoniste coinvolgono lo spettatore al centro del loro incubo, e con fare semplice, ma coerente, si curano di non lasciare alcuna falla informativa all’interno di un gioco complesso dove l’ambizione fa a botte con il predominio del maschio alfa. È una potenza, quella delle donne messe in campo, che il regista ama sottolineare da una sequela di intensi primi piani, simboli visivi di una lotta instaurata dalle sue protagoniste contro l’oggettificazione della donna in un sistema che le vuole sottomesse come burattini prima usati e poi gettati nel buio del proprio teatrino psicologico. Gli occhi azzurri delle tre protagoniste sono un mare in tempesta bruciato dal fuoco della vendetta. Un’attrazione per lo sguardo che annienta quell’ossessione fisica mostrata con lascività da Roger Ailes. Quelli delle sue protagoniste sono volti, non corpi, da mostrare come modelli in vetrina. Sono menti che lavorano, ingegni alacri e cervelli in funzione stanchi di essere surclassati dall’estetica ostentata. È la loro bocca che emana sentenze, verità scottanti e confessioni brucianti la vera calamita di Bombshell, film fortemente parlato, ma non per questo noioso. La sua è una sceneggiatura semplice, accattivante, capace di maneggiare con cura e intelligenza materiale attuale e scottante.

Calibrando vita privata e professionale, il regista enfatizza la realtà dei fatti attraverso movimenti di macchina e zoom in avanti tipici dello stile documentaristico. Una scelta registica che permette al pubblico di diventare parte integrante della storia, condividendo gioie e dolori con le proprie protaogniste. Bombshell diventa un ponte empatico tra una realtà che ancora oggi colpisce l’universo femminile, e il proprio quotidiano. Le performance attoriali del trio Kidman-Theron-Robbie sono le tre punte di un triangolo dal forte potere emotivo; vertici diversi, eppure uguali di una stessa caduta nell’oblio seguita da un veloce rialzo. La giovane promessa Kalya (frutto dell’immaginazione degli sceneggiatori, ma sintesi del vissuto delle altre due giornaliste all’interno di quella relazione tossica), la tosta  Gretchen e la caparbia Megyn sono tre sfaccettature dell’ambizione, che hanno tentato di fuggire dalla morsa del potere sotto forma di ricatto, ma senza riuscirci completamente.

Ci voleva forse un po’ più di coraggio nella risoluzione e messa in scena di certi passaggi-chiave all’interno dello sviluppo narrativo, eppure Bombshell rientra appieno in quella rosa di film pronti a dar voce a storie tenute taciute e ora urlate a gran voce in formato cinematografico. Sebbene l’indagine si limiti più che altro all’universo redazionale, senza mai indugiare all’interno delle mura domestiche, il film scorre con fluidità, senza intoppi, tenendo alta la soglia dell’attenzione spettatoriale. È una bomba esplosa con potenza quella di Bombshell, i cui zampilli tentano di superare il confine dello schermo per investire l’animo dello spettatore. Un’opera coinvolgente, che si lascia guardare, ma la cui carica esplosiva poteva essere più profonda, potente, disarmante.      

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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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