RomaFF12: Borg McEnroe

La recensione del film di Janus Metz con protagonisti Shia LaBeouf e Sverrir Gudnason nei panni dei famosi tennisti
borg mcenroe

Dalle locandine in giro per la città Borg McEnroe si prospettava come una variante di Rush (Ron Howard, 2013) sul tennis. La previsione si è rivelata piuttosto veritiera, tranne per il fatto che il film di Janus Metz privilegia evidentemente uno dei due protagonisti, Björn Borg, svedese come il paese da cui ha origine la produzione dell’opera.

Il film descrive la rivalità fra due dei migliori tennisti della storia, Borg e McEnroe, concentrandosi sul loro incontro/scontro nella finale del torneo di Wimbledon del 1980. Fin dalle prime scene diventa chiaro che ancor più importante della loro rivalità è il tema della lotta contro se stessi, contro il proprio passato e i propri demoni.

Ecco perché, ad eccezione della partita finale, sono pochissime le scene in cui i due sono insieme. Il tennis, ragione di vita per entrambi, diventa secondario per lo spettatore che assiste alla storia di due uomini, ancor prima che tennisti, alla ricerca della piena soddisfazione personale.

Due personaggi in apparenza opposti, nella vita come sul campo, ma in realtà molto simili, tanto che Metz non cambia regime stilistico ma dedica a entrambi lo stesso tipo di messa in scena e di accompagnamento musicale. Le ricorrenti inquadrature dall’alto sembrano tradurre visivamente il peso e la pressione esercitati su di loro dall’opinione pubblica e, soprattutto, dalla loro stessa ambizione.

La storia di Borg McEnroe così mostrata si astrae, dal particolare raggiunge l’universale, e diventa emblema dello scontro con il primo e principale nemico di ogni uomo: se stesso.

Borg McEnroe
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