Caccia al tesoro

La recensione del nuovo film di Carlo Vanzina, da oggi in sala
Caccia al tesoro

Assieme al discutibile Il domani tra di noi con Kate Winslet e Idris Elba, giovedì 23 novembre arriva in sala anche Caccia al tesoro , il nuovo film di Carlo Vanzina. Scritta assieme al fratello Enrico, la commedia ha come protagonisti Vincenzo SalemmeCarlo BuccirossoSerena Rossi. Questi ultimi due li avevamo visti e amati nel capolavoro dei Manetti Ammore e Malavita. A coadiuvare tutti i campani arriva poi il romano Max Tortora.

Il film racconta la storia di Domenico (Salemme) che deve reperire a tutti i costi 163.000 euro per l’operazione al cuore del nipote, figlio di Rosetta (Serena Rossi). Per farlo, si imbarca in un’operazione insolita per un napoletano devoto: rubare il tesoro di San Gennaro. La scelta nasce, chiaramente, da un equivoco. I suoi compagni di avventure saranno Ferdinando (Buccirosso), suo figlio Gennaro e il ladro romano Cesare (Tortora).

Caccia al tesoro è ambientato fra Napoli, Torino (lì viene spostato, per una mostra, il tesoro di San Gennaro) e Cannes. La parte “crime” risulta essere particolarmente ingenuotta e neanche troppo credibile (basti pensare a come viene mostrato visivamente un flashback; praticamente per una fiction di Rai 1). Ma è di un film dei Vanzina che si sta parlando, non si può pretendere che giri un’action Comedy alla Sydney Sibilia. A tal proposito: 30 novembre, Smetto Quando Voglio – Ad Honorem.

La vera forza di Caccia al tesoro , naturalmente, sono gli interpreti: il sodalizio artistico fra Salemme e Buccirosso si perde nella notte dei tempi; i due colorano ogni scena, la riempiono con la loro presenza ed esperienza teatrale, arricchendola con gesti, sguardi e battute improvvisate che nove volte su dieci finiscono per essere esilarante. Tortora è più sotto tono rispetto alle altre collaborazioni coi Vanzina (in Miami Beach Un matrimonio da favola era esplosivo).

Insomma, Caccia al tesoro sta in piedi più per il suo cast che per la sceneggiatura. Per quest’ultima si può anche chiudere un occhio; l’unico elemento che può lasciare perplessi gli spettatori è la risoluzione finale: senza svelare nulla, c’è quasi una sorta di riabilitazione affettuosa e sociale della figura del camorrista. Probabilmente, anzi quasi sicuramente l’intento era satirico: in un Paese allo sbando, il cittadino medio ha come unico rifugio non le istituzioni ma la criminalità organizzata. La scena però rischia di far empatizzare lo spettatore più ingenuo con il criminale, che compie una buona azione nei confronti dei protagonisti.

E questo è quanto.

Caccia al tesoro
6
Caccia al tesoro
  • VOTO
    6
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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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