Captain Marvel

La nostra recensione di Captain Marvel, il cinecomic con Brie Larson e Samuel L. Jackson ...
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Non ci sono ragni radioattivi, raggi gamma o sieri miracolosi all’inizio di Captain Marvel. Quando incontriamo per la prima volta l’eroina interpretata da Brie Larson la troviamo già arruolata nelle forze Kree, divisa tra un duro addestramento e una guerra galattica con la razza mutaforme degli Skrull, pronta a usare questa abilità per infiltrarsi tra le file nemiche.

Allora Captain Marvel non è un film di origini, ma un film di scoperta interiore, indagando nei ricordi della protagonista e scomponendo la classica struttura dell’origin story così come si farebbe con un puzzle. L’inizio è la fine e la fine è l’inizio, così come i ricordi possono essere reali o meno. La prima vera grande novità del film di Anna Boden e Ryan Fleck sta quindi qui, nell’essere riusciti a smarcarsi dall’inevitabile noia della prima volta del supereroe, mostrandoci fin da subito un mondo fatto e finito in cui tutti hanno un ruolo. Così, oltre a rivedere alcune vecchie conoscenze del Marvel Cinematic Universe, lo spettatore si troverà subito a proprio agio davanti ai personaggi di Jude Law e Annette Bening, così come davanti alla Starforce Kree.

C’è poi la novità rivestita dall’esordio di un’eroina come protagonista di un cinecomic Marvel Studios, un passo quasi obbligatorio per uno studio che si affaccia alla soglia dei 22 film con un roster quasi esclusivamente maschile. E se nel futuro c’è già in cantiere un progetto dedicato alla Vedova Nera, nel presente c’è una Brie Larson incredibilmente azzeccata nei panni di Carol Danvers, tenera nei momenti di umanità del personaggio e dura quando c’è da menare le mani. La vera delizia del film è però la chimica tra l’attrice premio Oscar e Samuel L. Jackson, qui ancora una volta negli ormai iconici panni di Nick Fury. Ringiovanito digitalmente con una resa finale che ha dell’incredibile, Jackson domina ancora la scena creando momenti indimenticabili con chiunque gli capiti a tiro, che si tratti di Ben Mendelsohn o del gatto Goose.

Se il ringiovanimento digitale di Samuel L. Jackson e Clark Gregg ha del miracoloso (non vogliamo pensare a quali possibilità possa aprire per il futuro), quello che non ha convinto pienamente è il design degli Skrull. Passino le differenze stilistiche rispetto alla loro versione cartacea, ma la scelta di utilizzare quasi esclusivamente del trucco prostetico rende gli alieni anacronistici, con uno stile anni ’90 forse voluto ma sicuramente fuori luogo. Un piccolo neo in un affresco ben più ampio che porta il solito stile dei Marvel Studios:con un film godibile e divertente, un passo necessario per un genere ormai cult e un nuovo tassello in attesa di Avengers: Endgame.

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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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