Doctor Strange

La nostra recensione di Doctor Strange, il nuovo cinecomic Marvel con protagonista Benedict Cumberbatch
Benedict Cumberbatch doctor strange 2 sam raimi

“Dimentica tutto quello che sai”.
Mai frase fu più metatestuale come quella pronunciata dall’Antico e rivolta al suo allievo, Stephen Strange. Da un lato è un monito al borioso chirurgo arrivato in Nepal alla ricerca di una cura per le sue mani, danneggiate da un grave incidente d’auto, mentre dall’altro è un avvertimento allo spettatore. Perché dopo otto anni di film, Kevin Feige è riuscito a stupirci ancora una volta, portandoci in una dimensione parallela in cui tutto è possibile. Il mondo plasmato da Scott Derrickson si piega su se stesso, si apre in immense voragini che inghiottiscono il protagonista e lo sparano in scenari da trip acido provenienti dai disegni di Jack Kirby. Al centro di tutto troviamo un Benedict Cumberbatch magnetico, capace di confermarsi sin da subito come la scelta migliore per lo Stregone Supremo. L’attore inglese riesce a dare spessore e credibilità alla parabola di Stephen Strange, da affermato neurochirurgo pieno di se a saggio maestro delle arti mistiche, regalandoci una performance piena di grigi. L’evoluzione di Strange non risulta mai affrettata o frettolosa, ma anzi riesce a rimanere coerente con lo spirito del personaggio, capace di mettere in discussione se stesso fino all’ultimo secondo del film, ma soprattutto mix perfetto di egocentrismo ed umorismo. L’umorismo, quello che spesso ha trasformato i film Marvel in sgradevoli teatrini dell’assurdo, qui riesce a trovare una sua chiave logica nello scontro tra la mentalità da vita glamour ed occidentalizzata del protagonista e quella monastica dei suoi insegnanti. Certo, ogni tanto Derrickson si concede ancora qualche scenetta di troppo, ma risultano meno amare se messe in scena da un cast di livello. Oltre al già citato Cumberbatch, Doctor Strange ha una lista di nomi capace di fare impallidire il più affiatato contendente all’Oscar, attori di livello inseriti con coscienza in uno scacchiere semplice e collaudato.

Il film ripercorre con fedeltà il canovaccio del racconto di formazione, presentando qualche variazione psichedelica ma soprattutto riuscendo a mettere una toppa nella falla macroscopica dei film Marvel: il villain. Parliamoci chiaro, il personaggio di Mads Mikkelsen non innalzerà la categoria, ma così come i palazzi distorti dalla magia di Strange, anche il ruolo del villain qui viene piegato alle necessità del film, rendendo Kaecilius il mezzo con cui Derrickson muove i suoi personaggi e li prepara anche in vista di un seconda capitolo. Stilisticamente perfetto e con una scrittura funzionale, Doctor Strange apre un nuovo mondo di possibilità per l’universo Marvel. Un Inception moltiplicato per cento capace di farvi venire ancora più il desiderio di rivedere lo Stregone Supremo in azione.

Doctor Strange
8
Doctor Strange
  • Voto
    8
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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