Domani è un altro giorno

La recensione del secondo film diretto da Simone Spada, con Valerio Mastrandrea e Marco Giallini
domani è un altro giorno

Remake dell’argentino Truman, Domani è un altro giorno di Simone Spada ci guida attraverso un sentiero quanto mai difficile da percorrere: la scoperta di una malattia terminale. Ad accompagnarci in questo viaggio malinconico e toccante ci sono Tommaso e Giuliano, ovvero Valerio Mastrandrea e Marco Giallini, due amici molto diversi, ma uniti da un profondo legame che permetterà loro di affrontare, con commovente ironia e intensa condivisione, il dramma della morte, sotto lo sguardo dolce e fedele dell’inseparabile cane Pato.

Nonostante l’idea di partenza non sia del tutto originale, il regista di Hotel Gagarin, al suo secondo lungometraggio, riesce a rispondere, con straordinaria intelligenza e inaspettata profondità, a una serie di interrogativi sicuramente complicati, non solo per impatto emotivo, ma sopratutto per resa cinematografica. Senza cadere nella trappola del melodramma, Simone Spada porta sul grande schermo una pellicola dal gusto nostalgico, colorata da un tono squisitamente tragicomico, perfettamente cucito sugli abiti dei due attori protagonisti, la cui sinergia, dentro e fuori dal set, si manifesta in tutta la sua potenza.

Ecco che ci si ritrova a ridere insieme a loro sul prezzo della bara da acquistare o su un futuro che presto si interromperà, esorcizzando così la crudeltà della morte che improvvisamente viene a bussare alla tua porta proprio nel bel mezzo della festa. Un compito pesante, ma svolto a pieni voti da Mastrandea e Giallini, che dimostrano ancora una volta – magari qualcuno avesse ancora qualche dubbio – di essere due pietre preziose e inestimabili per questo cinema italiano che ci fa gioire, quanto penare.

Domani è un altro giorno è un inno alla vita – e all’amicizia – strillato a piena voce, composto da Ciarrapico e Vendruscolo senza l’arroganza di voler irrompere nel dibattito etico nato intorno alle scelte dei malati terminali, ma con il solo desiderio di raccontarne le atroci difficoltà, senza rinunciare a quelle risate che, anche nella vita reale, possono aiutarci ad addolcire il boccone più amaro.

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Martina Amantis

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