Downsizing − Vivere alla grande

La recensione del film d’apertura di Venezia 74, diretto da Alexander Payne e interpretato da Matt Damon

Fra gli amanti del cinema sono pochi coloro che si lasciano intimidire dal minutaggio, dunque i 135 minuti di durata di Downsizing non costituirebbero di per sé motivo di preoccupazione. Eppure è sempre più forte l’impressione che la concezione della lunghezza come coefficiente di artisticità di un film ne danneggi il ritmo e la godibilità, obbligando gli autori a trovare sempre nuove situazioni che allunghino la narrazione, e lo spettatore a star seduto sulla sua poltrona chiedendosi a che ora il tutto avrà fine.

Questo è anche il caso dell’ultimo film di Alexander Payne, talmente riempito di tematiche, personaggi e situazioni da lasciar stupiti che 135 minuti siano stati sufficienti. E infatti così non sarebbe stato se ogni elemento avesse ricevuto anche solo lo spazio necessario per essere colto appieno.

La storia di Paul, americano medio frustrato dalla propria situazione economica, ha come sfondo una grande scoperta scientifica: la possibilità di rimpicciolire il genere umano. Questa rivoluzione sarebbe una possibile soluzione ai principali problemi che stanno distruggendo il pianeta e che sono oggi oggetto di grande dibattito, cioè l’eccessivo consumo energetico, gli sprechi e la sovrappopolazione. A questi elementi bisogna anche aggiungere il tema della diseguaglianza sociale, crescente fra tutti gli uomini indipendentemente dalle loro dimensioni, e lo spazio per una riflessione finale: è più importante migliorare il presente e ciò che ci circonda piuttosto che perseverare in una fuga alla ricerca del vero scopo della vita.

Sembra che Downsizing voglia nascondere dietro ai toni leggeri della commedia la superficialità con cui affronta le varie tematiche, facendo sì che i nessi logici o i rapporti causali cedano il posto a un susseguirsi di bizzarre situazioni. Eppure, l’impressione di un universo narrativo non organico permane nonostante qualche momento di divertimento in cui si riconosce lo spirito di Payne.

Accanto a Matt Damon e Christoph Waltz appare un volto nuovo e fresco, quello dell’attrice di origine tailandese Hong Chau, che speriamo di rivedere presto sulle scene.

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