Dumbo – La Recensione

La recensione del live-action diretto da Tim Burton, con Colin Farrell, Eva Green, Danny DeVito e Michael Keaton...
Dumbo

Dumbo ha aperto ufficialmente le porte alla lunga carrellata di live-action Disney prevista per il 2019. Tra tutti i titoli in programma, forse, il film di Tim Burton è quello meno atteso, complice una storia più datata, più infantile e di conseguenza meno accattivante per il pubblico generalista. Con queste non buonissime premesse, siamo arrivati in sala un po’ scettici per poi ritrovarci davanti ad un prodotto ben confezionato, un vero e proprio pacchettino vintage godibile, ma non esente da difetti.

Ciò che traspare da questa versione in carne ed ossa del celebre classico d’animazione Disney è il consueto modus operandi della Casa di Topolino. Il pubblico di riferimento è palese, così come gli elementi innovativi che poco giovano alla storia conosciuta. Dumbo è in realtà due film in uno: la prima parte ripercorre la narrazione dell’originale, mentre la seconda aggiunge un tocco in più alle vicende del piccolo freak.

Proprio quest’ultima parola è, se vogliamo, la chiave di lettura migliore per recensirlo. Tim Burton ha fortemente voluto il progetto, ma lui che dei freaks ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, qui appare un po’ chiuso dalle imposizioni degli Studios. La sua poetica autoriale, così caratteristica, rimane decisamente troppo velata per dichiararlo “un film burtoniano”. Siamo lontani anni luce dall’asettico lavoro in CGI svolto con Alice in Wonderland. Le scenografie tra la veglia e l’onirico ci sono, la Fotografia sospesa tra il sogno e la realtà anche, e proprio per questi motivi non aver calcato la mano fino in fondo resta un grande peccato.

Al di là dell’intrattenimento e dei momenti di commozione annunciati che non mancheranno e che giocheranno sulla nota nostalgica, ciò che rimane dopo la visione è quasi il nulla. Per usare una similitudine, oseremo dire: Dumbo è piacevole, ma leggero come la piuma che l’elefantino utilizza per volare. Paradossalmente l’unico problema della pellicola è quello di non avere problemi, di passare inosservata agli occhi di chi voleva qualche sprazzo di magia in più. Il perbenismo e il politically correct la fanno da padrone, come il marchio Disney ha sempre imposto. Il difetto maggiore, quindi, risiede proprio nella mancanza di un altro marchio, quello di Tim Burton.

Su questa scia di indifferenza, una delle poche luci è senza dubbio la performance di Danny DeVito che letteralmente ruba la scena a tutti gli altri, persino al dolce e indifeso protagonista.

Insomma, Dumbo è una delusione? Non a pieno. Un film per l’infanzia che si lascia guardare sì, ma solo per una volta.



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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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