End of Justice – Nessuno è innocente

La recensione del nuovo film dal regista di Lo sciacallo - Nightcrawler che ha fatto guadagnare la nona nomination agli Oscar al protagonista Denzel Washington
End of Justice

End of Justice – Nessuno è innocente (Roman J. Israel, Esq. è il titolo originale, e stavolta, cari distributori italiani, avremmo capito un adattamento del titolo, ma che senso ha stravolgerlo così tanto?) sembra avere delle buone premesse: alla regia c’è Dan Gilroy, che torna dietro la macchina da presa dopo l’ottimo Lo sciacallo – Nightcrawler con Jake Gyllenhaal, e il protagonista è un Denzel Washington in stato di grazia che con questa interpretazione si è portato a casa l’ennesima candidatura agli Oscar.

Ora però scendiamo un attimo con i piedi per terra perchè tocca fare delle precisazioni: End of Justice arriva nei cinema italiani con un ritardo di quasi sette mesi rispetto all’uscita americana, e la motivazione dietro a questa scelta potrebbe essere la più che tiepida accoglienza riservata al film sul mercato americano. Senza troppi giri di parole il film di Dan Gilroy è stato un flop commerciale, tagliato e ri-montato dopo i primi screening togliendo ben venti minuti di pellicola. Lo hanno fatto per “velocizzare il ritmo del film” a quanto pare.

E End of Justice in effetti non risulta un film noioso, ma anzi racconta e tratta temi importanti come la giustizia americana, e lo fa in maniera sagace e con un certo ritmo (anche con una colonna sonora niente male): c’è Danzel Washington davvero ispirato nel ruolo da protagonista con il suo mezzo tagli afro, il suo iPod e i suoi assurdi completi; ma è davvero una buona interpretazione la sua, in un film che – dopo queste precisazioni – non fa sperare per il meglio? Certo che sì, ma non è un’interpretazione da Oscar: all’edizione di quest’anno l’impressione è che abbiano aggiunto Denzel Washington all’ultimo momento in sostituzione di un papabile James Franco e il suo The Disaster Artist, dopo che quest’ultimo era stato accusato di molestie sessuali.

Tolto il peso del film dalle spalle del protagonista però c’è ben poco: un Colin Farrell praticamente inutile e un terzo atto del film che perde la morale che aveva raccontato fino a quel momento, facendo diventare la pellicola inevitabilmente noiosa. No Denzel no party.

La seconda prova dietro la macchina da presa di Dan Gilroy è, quindi, dimenticabile. C’è di meglio insomma: tipo Lo sciacallo con Jake Gyllenhaal.

End of Justice - Nessuno è innocente
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Davide Merola

Classe '95. Affamato più di serie tv, ma costantemente perso tra i film anni '80 e quelli del Sundance. Ce la mette tutta per sembrare serio.
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