Escobar – Il fascino del male

La recensione del nuovo film su Pablo Escobar con la coppia Javier Bardem - Penélope Cruz
Escobar - Il fascino del male

Il personaggio di Pablo Escobar è stato, negli ultimi anni, uno dei soggetti privilegiati della fascinazione spettatoriale. Dopo Escobar: Paradise Lost con Benicio Del Toro e Narcos, la serie targata Netflix, il narcotrafficante più famoso al mondo torna sul grande schermo.

Per cercare di guadagnarsi un po’ di spazio all’interno di un sentiero già percorso, Escobar – Il fascino del male di Fernando Léon de Aranoa è costruito a partire da un nuovo punto di vista sul protagonista e sulla sua vita, quello dell’amante e giornalista televisiva Virginia Vallejo – anche autrice del libro da cui è tratto l’adattamento.

L’idea di questa nuova prospettiva su un personaggio che sembra ormai di conoscere piuttosto bene potrebbe suscitare grande attrattiva. Interesse accresciuto anche dal fatto che i due interpreti principali sono Javier Bardem e Penélope Cruz, ed è innegabile che ritrovarli sullo schermo insieme, per di più in qualità di coppia, non sia un aspetto del tutto secondario nel momento in cui, ogni giovedì, cambia la programmazione al cinema e lo spettatore si ritrova a dover scegliere cosa reputare imperdibile.

Escobar – Il fascino del male disattende però queste aspettative; comincia come un film incentrato sulla relazione tra i due, si svolge come un biopic piuttosto superficiale e frettoloso sulla vita del grande criminale e poi, nell’ultima scena si ricorda (e ci ricorda) che voleva essere un film diverso, decidendo così di tornare sui suoi passi iniziali. Ormai però è tardi e non basta l’immagine finale della splendida Penélope/Virginia per appagare il desiderio originario di conoscere un aspetto diverso e ancora poco noto di questa storia.

Anche tralasciando questa disillusione e considerando il film per quel che realmente è, Escobar – Il fascino del male rivela molti limiti nelle capacità di coinvolgere e attirare lo spettatore. I motivi sono forse un’eccessiva fiducia e un cieco affidamento sulla componente di verità e di vissuto reale che c’è dietro alla storia mostrata. Ma non è sufficiente raccontare le vere vicende di una figura realmente esistita per ottenere lo sviluppo narrativo, drammatico, che dovrebbe essere proprio di un film.

Inoltre, per timore di omettere qualcosa di importante sulla vita del grande criminale, Escobar di Fernando Léon de Aranoa matura la pretesa di voler dire tutto e finisce, così, col non dire nulla.

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