Il nuovo film di Woody Allen bloccato dal caso molestie, l’appello di alcuni critici per la distribuzione

A Rainy Day in New York, per il momento, non vedrà mai la luce nelle sale a causa delle accuse rivolte al regista
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Come ricorderete, il nuovo film di Woody Allen, A Rainy Day in New York, è stato bloccato dagli Amazon Studios dopo le polemiche che hanno colpito lo stesso regista, accusato di aver molestato Dylan Farrow all’età di 7 anni. La pellicola con Jude Law e Timothée Chalamet con molta probabilità non vedrà mai la luce nelle sale, rilegando l’uscita alle sole piattaforme streaming. Alcuni critici italiani, capitanati dal regista e scrittore Giulio Laroni non ci stanno e hanno voluto firmare un appello affinché il film possa essere distribuito liberamente in tutto il territorio europeo. Ecco qui la lunga lettera integrale:

«Crediamo che impedire al pubblico e alla critica di vedere un film sia la spia di una pericolosa visione autoritaria della creazione artistica. Il film è nel cassetto dallo scorso anno per decisione di Amazon Studios. Determinanti, in tal senso, sono state le dichiarazioni di Dylan Farrow che, in un’intervista del 18 gennaio 2018, ha ribadito di essere stata molestata da Allen all’età di 7 anni. Il regista dal canto suo ha negato tutte le accuse, chiamando in causa il risultato di due indagini del 1992 e del 1993.

Non intendiamo entrare nel merito di questa vicenda, di cui non ci sfuggono la delicatezza e la gravità. Ci preme invece spostare la questione su un binario diverso, quello della differenza – fino a non molto tempo fa scontata – tra opera e artista. È inutile ricordare – come scrissero Proust, Croce e tantissimi altri – che la condotta di un artista non può influire sul giudizio del critico né deve indurre a censurare la sua opera. È altresì inutile citare la miriade di grandi artisti, da Caravaggio in poi, che si sono resi responsabili di atti criminali.

Molti di noi appartengono a una generazione che ha lottato per poter vedere e giudicare, da antifascisti, i film del Ventennio; che ha letto Ce´line senza pregiudizi o preconcetta ostilità; che si è battuta contro ogni forma di censura morale, politica o ideologica, anche quando veniva da sinistra. Crediamo che impedire al pubblico e alla critica di vedere un film, pur se per i motivi più nobili, sia la spia di una pericolosa visione autoritaria della creazione artistica.

Come critici, rivendichiamo il diritto a conoscere e a studiare l’opera di Woody Allen, vincitore di quattro premi Oscar, cineasta fondamentale – al di là dei giudizi che se ne possono dare – e parte integrante della storia del cinema. Come pubblico, respingiamo ogni tentativo di vederci disconosciuta la facoltà di valutare liberamente e autonomamente un film, qualsiasi sia il suo autore. A questo si aggiunga che “A rainy day in New York” si giova della fotografia del tre volte premio Oscar Vittorio Storaro, uno dei più importanti autori della fotografia contemporanei.

Ancor peggio sarebbe se la mancata uscita di “A rainy day in New York” si dovesse alla storia che racconta – quella della relazione tra un uomo adulto e una ragazza che lui crede minorenne – perché sarebbe l’implicita ammissione che i tempi dell’ “arte degenerata” non sono ancora finiti. Sono sempre i regimi totalitari, quelli che in vario modo perseguitano le minoranze, a impedire la diffusione delle opere di ingegno, a soffocare l’espressione del pensiero.

Chiediamo dunque ad Amazon Studios di dare a “A rainy day in New York” la più ampia circolazione possibile; ai distributori che hanno a cuore il cinema d’autore di acquistarlo e farlo uscire anche in Italia e in Europa; a tutte le istituzioni che si battono per la libera circolazione dell’arte di far sentire la loro voce perché ciò sia possibile».

L’indirizzo per aderire all’appello è peruncinemalibero@gmail.com

Fonte: La Stampa

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Claudia Bighi

Redattrice, Ufficio Stampa e Gestione Social per ATL, su cui scrive e sdrammatizza. Abusa di pasticche di Cinema ma ha sempre rifiutato il rehab.
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