Final Portrait – L’Arte di essere amici

La recensione di Final Portrait - L'Arte di essere amici, diretto da Stanley Tucci e interpretato da Armie Hammer e Geoffrey Rush
Final Portrait

Si dice che le opere migliori di un artista sono quelle realizzate durante un periodo di profonda crisi esistenziale o di sofferenza. Una “leggenda” che il regista Stanley Tucci (il celebre Nigel de “Il diavolo veste Prada”) mette in scena nel suo ultimo film, “Final Portrait – L’arte di essere amici”, un ritratto del leggendario artista Alberto Giacometti.

Il film racconta un frammento di vita del grande pittore svizzero, quando si imbatté nel suo vecchio amico James Lord, critico americano e appassionato d’arte, chiedendo a quest’ultimo di posare per lui, con la promessa che le sedute sarebbero durate pochi giorni. I giorni però si trasformarono in settimane e i due si trovarono posa dopo posa a conoscere meglio l’un l’altro, soprattutto Lord si rese conto di come la sua vita stesse divenendo sempre più condizionata dalle bizzarrie di Giacometti.

Ciò che distingue “Final Portrait” dai soliti biopic su personaggi realmente esistiti è la sua struttura ciclica, in questo caso un po’ ridondante. La pellicola non si propone di raccontare consequenzialmente gli episodi più importanti della vita di questo pittore, bensì un microcosmo di essa, quel lato del suo carattere segnato dalle insicurezze e dalle insoddisfazioni nei confronti del proprio talento artistico, che emergono ad ogni seduta con lo scrittore. L’immagine di questa crisi interiore viene filtrata dagli occhi di Lord, che di fronte alle ansie e alle nevrosi del suo amico non può far altro che divenire condiscendente al suo temperamento, acquisendo incontro dopo incontro pezzi di puzzle dalla cui unione emerge il carisma di Giacometti.

Fulcro del film è proprio questa amicizia, fatta di imprecazioni (da parte di Giacometti) e di rassegnazione (Lord), con il primo che mette a dura prova la pazienza del secondo (insieme a quella dello spettatore!), dando vita a un rapporto statico e non proprio esaltante. Forse è proprio questa la grande debolezza del film, che insieme al senso di smarrimento dell’artista non riesce a restituirgli il suo celebre estro.

Final Portrait - L'Arte di essere amici
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Final Portrait - L'Arte di essere amici
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