Giochi di Potere

La recensione del film con Theo James e Ben Kingsley basato su uno dei più grandi scandali degli ultimi anni
Giochi di Potere

“Non giudicare un film dalla sua locandina” dovrebbe essere una di quelle frasi fatte che, al momento giusto, ci permettono di limitare la portata dei nostri pregiudizi e di ostacolare il repentino sorgere delle nostre aspettative. Dalla locandina (italiana) di Giochi di Potere, tuttavia, bisognerebbe presto distogliere lo sguardo, tentando così di ignorare la facile impressione suscitata di trovarsi di fronte a un film che sembra fin da subito “già visto”.

Eppure, nonostante le nostre buone intenzioni, a Giochi di Potere sono sufficienti i pochi minuti di premesse iniziali per confermare e anche rafforzare questa prima intuizione.

Il film è basato sull’autobiografica inchiesta di Michael Soussan dal titolo Backstabbing for Beginners: My Crash Course in International Diplomacy e mostra le vicende in cui fu coinvolto il giovane funzionario ONU quando ottenne l’incarico di coordinare il programma “Oil for Food”. Michael infatti si rese presto conto che dietro al piano – ideato dall’ONU nel 1996 per garantire al governo iracheno i generi alimentari mancanti in cambio di accordi privilegiati sull’acquisto del petrolio – si nascondeva un giro di corruzione che, una volta svelato, generò uno scandalo di vaste proporzioni e decretò la chiusura del progetto.

La storia realmente accaduta presenta molte delle caratteristiche di un thriller o di un racconto avvincente ma non è sufficiente riportarla sullo schermo così com’è per ottenere un film thriller o un film avvincente. Giochi di Potere, scritto e diretto dall’autore danese Per Fly, manca di tutti quegli ingredienti che consentono allo spettatore di essere coinvolto e di entrare in una relazione empatica con le immagini e i personaggi che si muovono davanti ai suoi occhi. Il film non entusiasma, non stupisce, non concede allo spettatore l’ansia prolungata della suspense né l’immediata eccitazione dell’effetto-sorpresa. E soprattutto, il film non intrattiene, e senza intrattenimento non c’è cinema.

In un tale contesto nemmeno le interpretazioni degli attori potrebbero risollevare lo spirito del film, a maggior ragione se anch’esse risultano piatte e prive di grande credibilità. Il giovane protagonista Theo James sembrerebbe aver adattato la propria espressione e i propri movimenti al tono (piatto) generale che pervade le immagini. Ben Kingsley, invece, risulta molto più credibile e partecipe della storia. Peccato che la sua sola presenza non sia sufficiente a coprire tutte le assenze – narrative, stilistiche ed emozionali – che si nascondono apertamente dietro a Giochi di Potere.

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