Gli anni più belli – La Recensione

La recensione del nuovo film di Gabriele Muccino, dal 13 febbraio al cinema...
gli anni più belli

Quattro amici per quarant’anni di storia italiana. Dopo A casa tutti bene, Gabriele Muccino torna al cinema con Gli anni più belli, ritratto popolare di una generazione smarrita e costantemente in bilico tra gioia e disperazione.

Sulle note delle più famose ballate di Claudio Baglioni, si consuma l’ennesimo dramma esasperato, così tanto congeniale al regista da poterlo ormai definire “mucciniano“: un susseguirsi di grida, respiri ansimanti, frenesie quasi invasate, ad agitare relazioni sempre più forzatamente complicate.

Soprattutto nella prima parte del film, la firma del regista è fin troppo chiara, al punto da invadere completamente la scena. L’adolescenza dei quattro amici perde infatti la freschezza che dovrebbe avere, acquistando in cambio toni fin troppo angoscianti e poco verosimili. Non basta infatti il talento acerbo dei giovani interpreti per dare equilibrio alla storia che inevitabilmente soccombe sotto i macigni del suo autore.

Fortunatamente le cose cambiano nella seconda parte, quando Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria arrivano a salvare le sorti di una pellicola segnata in partenza. La sinergia tra i tre attori riesce infatti a correggere il tiro e incanalare la dirompente drammaticità di Muccino, che arriva a esprimersi con più chiarezza artistica e a superare alcuni dei suoi difetti più evidenti. Gli anni più belli inizia così a salire di quota, sorretto anche da una squadra tecnica di grandi professionisti, dalla fotografia al montaggio, passando per scenografie e costumi.

Purtroppo l’universo femminile non viene toccato da questa insolita magia, non certo per mancanza di bravura da parte delle protagoniste, Alma Dolce, Micaela Ramazzotti ed Emma Marrone. Manca infatti una scrittura definita e approfondita dei personaggi femminili, relegate a ruoli da cliché viventi, come troppo spesso avviene nelle pellicole del regista romano. Un vuoto che Muccino si ostina a non voler colmare, impedendo a uno dei suoi film più riusciti in assoluto di volare più in alto.

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Martina Amantis

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