Gli ultimi 3 giorni di Venezia 75: Arrivedorci e grazie

Il secondo giorno della trilogia del nulla all'interno di Venezia 75
Venezia 75

Cari lettori, Venezia 75 è ormai al rush finale. Le proiezioni dei film in Concorso sono terminate. Vi abbiamo parlato di 22 July di Paul Greengrass, un film impegnativo e ancora una volta di durata imponente: 143 minuti. Porterà a casa qualche premio? Lo scopriremo solo vivendo.

Chi vi scrive nei giorni scorsi ha provato a dare un’opportunità a un documentario di 70 minuti dal titolo Intoduzione all’oscuro: lento, inquadrature e inserti senza senso, fastidioso. Chi resiste più di un quarto d’ora è un eroe.

C’è stato poi l’increscioso episodio di un accreditato che al termine della proiezione di The Nightingale di Jennifer Kent ha urlato un grave insulto alla regista. La notizia ha fatto il giro del mondo e La Biennale ha provveduto immediatamente a revocare l’accredito all’autore del gestaccio.

Mettiamo da parte la figura da cioccolatai fatta a livello globale, è meglio dedicarsi agli ultimi film del Concorso di questa Venezia 75 a dir poco intensa. L’unico film di un italiano e in lingua italiana (anche se in realtà perlopiù i personaggi alternano napoletano e inglese) è stato Capri – Revolution di Mario Martone. Ci è piaciuto? Poco.

Il film è ambientato a Capri poco tempo prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. La storia racconta di una pastorella (interpretata da Marianna Fontana, una delle due gemelle di Indivisibili) che scopre dall’altra parte dell’isola un gruppo di intellettuali, artisti e pittori che hanno fondato una comune e vivono spensierati e lontani dal mondo: ballano nudi attorno al fuoco e sacrificano (ma non mangiano) animali.

Se l’avesse girato Guadagnino sarebbe stato un capolavoro. La combo letale noia +retorica è dietro l’angolo. In più, se avete riso alla scena in cui Leia ne Gli Ultimi Jedi usa la Forza per il tragitto dallo spazio alla navicella, sappiate che qui c’è una scena in cui il pittore spreme sulle mani della Fontana il succo di limone e parte una sequenza di trip in cui lei, photoshoppata con pressapochismo, sorvola l’isola ad occhi chiusi. Sì, avete capito bene.

 

L’ultimo film del Concorso di Venezia 75, e con questo ci salutiamo, è Killing di Shinya Tsukamoto che ha innanzitutto un pregio: dura solo 80 minuti. Praticamente la metà di Dragged Across Concrete. Il film ha una buona storia, i colpi di scena sono pochi quindi piuttosto che spoilerarvi vi basterà sapere che è ambientato all’epoca dei Ronin, alla metà del 1800. I Ronin erano i Samurai che rimanevano senza padrone, e qui ce n’è uno di mezza età la cui strada si incrocia con quella del giovane Edo e di una contadina. Tutto sommato il film è godibile e offre anche qualche interessante spunto di riflessione. L’unica pecca è che alcune scene d’azione (compresa quella nella scena finale) non sono filmate con grande chiarezza e non fanno capire molto di quel che accade. Però, lo ripetiamo, dura solo 80 minuti e siamo felici.

 

Grazie a tutti i lettori che hanno seguito gli aggiornamenti di quest’edizione della Mostra, e mi raccomando con questa cosa di Venezia 76.

 

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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