Gli Uomini D’Oro – La Recensione

La recensione del nuovo film di Vincenzo Alfieri, dal 7 novembre al cinema ...
Gli Uomini d'oro

Dopo il bell’esordio con I Peggiori, Vincenzo Alfieri torna dietro la macchina da presa con Gli uomini d’oro, commedia crime-noir scritta assieme ad Alessandro Aronadio, Renato Sannio e Giuseppe G. Stasi. Nel cast, uno splendido Giampaolo Morelli, un Fabio De Luigi inedito e convincente in un ruolo drammatico e un Edoardo Leo sempre più oscuro e dark (galeotto fu quel Perfetti Sconosciuti!).

Prima di parlare del film, una menzione tutta speciale la merita l’attore che ha il personaggio comic-relief del film, Giuseppe Ragone: dove sei stato in tutti questi anni? Le sue battute sono esilaranti e i tempi comici sono pazzeschi. Non perdiamolo di vista.

Il film si ispira a una rapina realmente accaduta nella Torino del 1996 a un furgone portavalori delle poste. Per la vostra incolumità di spettatori vi converrà approfondire i fatti soltanto dopo aver visto il film. 

Gli uomini d’oro sta tutto, o comunque in buona parte, in un articolo di Repubblica che ha fortemente ispirato Alfieri. Il pezzo recitava: “Se ne facessero un film comincerebbe come I soliti ignoti di Monicelli e finirebbe come Le Iene di Tarantino”. Ed è esattamente come andata.

Se Smetto Quando Voglio shakerava la banda della pasta e ceci con Breaking Bad, qui per quel che riguarda i riferimenti d’oltreoceano siamo parecchio dalle parti del cinema anni ’90, il Tarantino de Le Iene ma anche quello di Pulp Fiction: il film è diviso per capitoli, non ordinati cronologicamente, ognuno dedicato a un personaggio. E questo per un film italiano contemporaneo è già un miracolo.

Il film azzarda, osa e sperimenta: lo si fa in fase di scrittura, con alcune svolte di trama che avvengono off-screen e lasciano allo spettatore il compito di mettere assieme i pezzi, lo si fa a livello di regia (quindi in una commedia italiana la macchina da presa si può muovere! *) e di direzione degli attori: un De Luigi così cupo e incazzato difficilmente ve lo scorderete.

Insomma, dopo due film è anche lecito domandarsi: quale sarà il Jackie Brown di Vincenzo Alfieri?

* Si era già mossa la macchina da presa, non solo con Sibilia ma anche quest’anno, al Quirinale…

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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