Hammamet – La Recensione

La recensione della nuova opera di Gianni Amelio con uno straordinario Pierfrancesco Favino...
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Il 9 gennaio arriva nelle sale Hammamet, il nuovo film di Gianni Amelio sugli ultimi e tormentati mesi di vita di Bettino Craxi, interpretato da un Pierfrancesco Favino in stato di grazia. Girato in gran parte nella vera residenza tunisina del politico, il biopic di Amelio punta la luce sull’uomo Craxi, arrivato ormai al capolinea della sua vita, invalidato dal diabete e da numerosi rimpianti.

Come in una tragedia classica, i protagonisti incarnano un prototipo umano ben definito per mettere in risalto drammaticamente i complicati rapporti tra gli individui. In questo modo i fatti di cronaca politica perdono di centralità, mentre acquistano spessore le dinamiche familiari, come il rapporto tra padre e figlia.

Al pari di un moderno Re Lear, il “Presidente” è “un uomo di potere che ha perso lo scettro e va verso la morte“, così come lo ha descritto il regista. Lontano dall’Italia, rifiuta di fare i conti con la giustizia, discolpando se stesso come il meno cannibale tra tutti, ma allo stesso tempo smettendo di lottare, appesantito ormai dalla sconfitta.

Un ritratto difficile da portare sul grande schermo, per il quale era necessario un puro sangue, di quelli su cui tutti punterebbero; ma Pierfrancesco Favino ha superato ampiamente le aspettative. L’attore romano sfrutta con grande intelligenza il meraviglioso lavoro estetico messo in campo dall’equipe trucco per dedicarsi ai contorni dell’anima, studiati nei minimi dettagli. Respiri, gesti, persino le pieghe del viso, non sono semplicemente replicati, ma evocati da dentro, con un risultato che nel nostro cinema non ha precedenti, neanche nell’incredibile Giulio Andreotti servilliano.

Se volessimo trovare un difetto in Hammamet, potrebbe essere proprio lo stesso Favino. Il suo Craxi infatti ipnotizza al punto da far perdere allo spettatore il contatto con la realtà del racconto. Quella pagina di storia così penosa viene liquidata e relegata a uno sfondo ben poco definito. Qualcuno potrebbe parlare di riabilitazione – nonostante Bobo Craxi abbia preso le distanze dalla pellicola -, dimenticando che dietro a ogni maschera politica si nasconde sempre un uomo e che il cinema non è fatto per dare risposte, ma per raccontare storie, piacevoli o spiacevoli che siano.

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Martina Amantis

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