Hellboy – La Recensione

Se dovessi stilare una classifica delle scelte più scellerate attuabili nell’industria cinematografica, al primo posto metterei l’idea di realizzare un reboot per una saga di cui tutti aspettavano il...
hellboy david harbour

Se dovessi stilare una classifica delle scelte più scellerate attuabili nell’industria cinematografica, al primo posto metterei l’idea di realizzare un reboot per una saga di cui tutti aspettavano il terzo capitolo. Il nuovo Hellboy nasce quindi dalla volontà di regalare al pubblico una versione del personaggio diversa da quella portata al cinema da del Toro, più vicina al materiale originale secondo i produttori e probabilmente meno affascinante secondo il pubblico che lo vedrà.

La nuova edizione firmata Neil Marshall, conosciuto soprattutto per il suo lavoro in Game of Thrones, guarda più all’horror che al fantasy, portando in scena un mondo dark e rozzo in cui i mostri somigliano alle creature dei film anni ’80. C’è ovviamente Hellboy, interpretato questa volta dal David Harbour di Stranger Things, ritratto come un adolescente in pieno conflitto genitoriale con il padre adottivo, il Professor Broom di Ian McShane.

Questo Hellboy ci mette davvero poco a chiarire le sue intenzioni, inserendo la prima parolaccia (gratuita) dopo solo tre secondi di film. Il resto è solamente una conseguenza, tra laghi di sangue e un umorismo non sempre efficace. Al centro di tutto rimane comunque il rapporto tra Hellboy e il professor Broom, la ricerca di un equilibrio pacifico tra i due che sovrasta tutto il resto, schiacciando anche il presunto villain del film.

L’ingrato compito affidato a Milla Jovovich è proprio quello di creare una minaccia da far fronteggiare a Hellboy e al resto del Bureau for Paranormal Research and Defense, il B.P.R.D per gli amici. La minaccia si chiama Nimue, una strega fatta a pezzi da Re Artù e da Merlino e sparsa per tutta l’Inghilterra. Ovviamente lei è pronta a tornare con l’intenzione di scatenare l’inferno sulla Terra. Ecco, avete capito no? Inferno. Hellboy. Insomma, anche qui c’entra l’identità del protagonista e la sua maturità. Chi è e chi sarà, ma soprattutto chi vorrà essere nonostante la sua natura demoniaca.

Ma insomma, nonostante sulla carta questo Hellboy possa sembrare gradevole, la realtà è decisamente meno clemente con questa nuova versione del personaggio di Mike Mignola, pesantemente coinvolto nel progetto. Il film di Marshall soffre prima di tutto di una cattiva scrittura, sbilanciata e troppo votata alle scene d’azione senza cervello e tutto riff di chitarra.

Tutto quello che ci siamo detti sulle intenzioni del film c’è, ma è nascosto sotto un enorme strato di brutto e sgraziato storytelling. Sgraziato perché pensato male e scritto peggio; brutto perché portato male sullo schermo. In più di una scena la cgi del film presta il fianco alle critiche, mostrandosi davvero imbarazzante per un film del genere. In una scena in particolare, una concitata lotta tra due giganti e Hellboy, capiamo senza troppi sforzi che David Harbour sta correndo sul posto su un green screen, con lo sfondo tristemente statico e le prospettive inesistenti.

Sembra difficile dare la colpa a Marshall, che nei pochi momenti in cui tutta l’orchestra suona all’unisono mostra un’idea di film, ma soprattutto a Harbour. Il suo Hellboy è umano e vero, minaccioso nella stazza ma tenero nell’anima. Una piccola soffisfazione in quello che rimane un brutto tentativo di lanciare un franchise che vorrei continuare a vedere al cinema.

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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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