I Magnifici 7

La nostra recensione del film di Antoine Fuqua che ha chiuso la Mostra del cinema di Venezia lo scorso 10 settembre
I magnifici 7

Realizzare un remake, quello de I magnifici Sette firmato John Sturges, nato a sua volta come rielaborazione in chiave western del capolavoro nipponico I Sette Samurai, poteva risultare o un mero attacco suicida, o un colpo di genio. Il confine tra questi due mondi, uno infernale, l’altro della consacrazione mediatica e pubblica, è labile e Antoine Fuqua ce l’ha messa proprio tutta per portarsi a casa un risultato soddisfacente. Quello dei suoi Magnifici 7 è un universo metaforico in cui ogni singolo personaggio è la proiezione cinematografica del mondo che stiamo conoscendo noi. I suoi pistoleri, unitosi al villaggio di Rose Creek per sconfiggere il pericoloso magnate Bartholomew Bogue (Peter Sarsgaard), non è più il branco di uomini bianchi pronti ad affrontare un manipolo di balordi pronti a minacciare il confine tra Stati Uniti e Messico, ma è un mise en abyme della situazione politica che sta scuotendo ognuno di noi, in ogni parte del mondo. Perché, ora più che mai, ogni singolo paese si ritrova ad essere una piccola Rose Creek, e forte è la paura di essere pestati, colpiti e svuotati dalla sete di potere e avidità pari a quella di Bartholomew Bogue. Un sottotesto eticamente forte quello che sorregge la struttura delll’opera di Fuqua, con quei differenti retaggi culturali e diverse appartenenze etniche ostentate da ogni membro di questo nuovo gruppo di eroi, che esalta il senso della tolleranza e della globalizzazione. Ma in un mondo come quello del cinema, dove un messaggio del genere è comunque sempre veicolato dallo spettacolo e dal senso di meraviglia spettatoriale, nel momento in cui questi ultimi aspetti vengono resi in maniera debole e ripetitivamente monotona, allora anche il significato nascosto dietro alla sequenza di immagini in movimento, verrà percepito in maniera quasi assopita, meno coinvolgente.

Il problema del remake costruito da Fuqua non è tanto da ritrovarsi nella messa in scena delle sparatorie e momenti di azioni che animano gli attacchi escogitati con l’intento di liberare Rose Creek: essi vengono resi sullo schermo in maniera adrenalinica, forti di una rapidità nei cambi di inquadrature, continui primi piani che strizzano l’occhio ai classici spaghetti western e da una fotografia calda e polverosa, che ben si adatta allo scenario circostante, dove gli spari delle pistole si mescolano all’aridità del paesaggio. Senza scomodare tanto uno come Sergio Leone, fautore della reinvenzione di un genere classico come il western, I Magnifici 7 sembra venir meno proprio in quelli che sono i punti-forza di un’opera di tal genere. Le sparatorie, per quanto sorprendenti da un punto di vista registico, tendono a reiterarsi stilisticamente e visivamente nello stesso modo nel corso delle fin troppo innecessarie due ore successive. Si spara e basta. Gli stessi dialoghi, riportati in maniera minimalista come è giusto che sia in un film western, non sono carichi di sentimento e “memorabilità” (fa eccezione lo scambio di battute, scambiate tra il personaggio di Ethan Hawke, Goodnight Robicheaux, e il suo pupillo e forse amato Billi Rocks), o di messaggi emotivamente forti, come quelli passati alla storia di capolavori passati. Si parla poco e, pare, a vanvera. Manca quel senso di pathos a trascinare l’opera, e poco hanno potuto fare le buone, ma non eccellenti, interpretazioni di Denzel Washington e Chris Pratt. Il primo, soprattutto, in certi momenti sembrava come fuori luogo, non a suo agio in un personaggio che della scaltrezza e sicurezza di sé doveva fare le proprie armi letali. Ad una performance attoriale un po’ sottotono di Washington e, soprattutto di Sargsgaard (nei panni del villain Bogue), corrisponde in maniera inversamente proporzionale una straordinaria interpretazione di Vincent d’Onofrio, nei panni dell’ingenuo, dolce e temibile Jack Horne.

Nel complesso I Magnifici 7 è un film senza arte né parte, che svolge dignitosamente il suo compito principale, quello di intrattenere, senza per questo rientrare nella sempre più ristretta cerchia di grandi opere cinematografiche. È un film carino, ma non di certo “magnifico”

 

I Magnifici 7
6
I Magnifici 7
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NewsRecensioni
Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
2 Commenti su questo post
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    The Equalizer 2: fissata la data di inizio riprese – abovetheline.it
    23 Settembre 2016 at 15:22
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    […] I Magnifici 7 […]

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    Fences, online il primo teaser trailer – abovetheline.it
    27 Settembre 2016 at 15:02
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    […] I Magnifici 7 […]

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