I primitivi

La recensione del nuovo gioiello in claymotion della Aardam Animations, dall'8 febbraio al cinema
i primitivi

Dug e la sua tribù cavernicola vivono spensierati nella foresta, ancora bloccati all’Età della pietra, fino al giorno in cui un gruppo di guerrieri, apparentemente più evoluti, invade le loro terre, cacciando i primitivi nelle inospitali Badlands. Deciso a combattere il sopruso, Dug scoprirà la stravagante passione dei nemici – il calcio -, sfidandoli in una partita all’ultimo gol: solo la vittoria permetterà ai suoi cari di tornare nella rigogliosa foresta.

Incassati i successi di Galline in fuga, Wallance and Gromit e Shaun, vita da pecora, il famoso studio di animazione Aardam torna al cinema con “I primitivi – Early Man“, un piccolo gioiello in claymotion – tecnica in stop motion con figure in plastilina – dal potente messaggio sociale e la raffinata produzione, nella quale gli animatori inglesi continuano a brillare.

Perfezionando un ritmo già visto nelle pellicole precedenti, ne I primitivi gli autori riescono a muovere la vicenda con una regia veloce e sarcastica, che non risparmia proprio nessuno, neanche l’Inghilterra e i capi politici.

Ma il filone critico più importante è sicuramente quello che riflette sul progressismo positivo: nonostante le numerose invenzioni e intuizioni che i guerrieri dell’Età del bronzo possiedono – primo fra tutti l’uso del fuoco -, è la tribù di Dug a essere più sensibile verso il prossimo e la natura. Ed è proprio grazie a questa straordinaria coesione sociale che riuscirà a fronteggiare gli uomini “evoluti”.

Come ciliegina sulla torta, il gruppo di produzione diretto da Nick Park ha incluso tra i protagonisti una serie di personaggi femminili positivi che combattono in prima fila contro alcuni stereotipi da Età della pietra, e non solo: ne è un’esempio lampante Ginna, la giovane primitiva innamorata del pallone che aiuterà Dug e la sua squadra a prepararsi per la partita. La ragazza infatti sogna di giocare in attacco, ma nella sua società le donne non posso entrare in campo.

I primitivi
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Martina Amantis

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