Il cinema nell’ombra: Seamus McGarvey

Durante un incontro al cinema Arsenale di Pisa, il direttore della fotografia Seamus McGarvey ha parlato del suo lavoro paragonandolo a quello di “un regista alla seconda”. Dopotutto se...
Seamus McGarvey

Durante un incontro al cinema Arsenale di Pisa, il direttore della fotografia Seamus McGarvey ha parlato del suo lavoro paragonandolo a quello di “un regista alla seconda”. Dopotutto se il regista è colui che, urlando azione, infonde vita ai propri personaggi ordinando loro di muoversi, parlare e camminare (cinema, dopotutto, vuol dire “scrivere con il movimento”) il direttore della fotografia è colui che a quelle immagini dà anima, corpo e compattezza (fotografia significa “scrivere con la luce”). Il “cinematographer” è dunque colui che avvolge di luce e ombra le figure colte dalla macchina da presa, ne colora gli ambienti, trasportando lo spettatore nel sogno del cinema, o nel suo incubo.

Proprio come un pittore, il tocco di Seamus McGarvey lo riconosci subito: tra le sue mani i colori – soprattutto quelli caldi – esplodono in mille sfumature; una deflagrazione cromatica capace di adattarsi e saturarsi all’umore che si respira sulla scena. Sono tonalità pastello, getti colorati di luce accecante, oppure palette ombrose portatrici di oscuri presagi.

Nato il 29 giugno del 1967 a Armagh in Irlanda del Nord, Seamus McGarvey inizia la propria carriera come fotografo prima di essere ammesso all’Università di Westminster a Londra. Ottenuta la laurea nel 1988, dà il via a quella che sarà una carriera sempre in ascesa, pronto a illuminare a ogni cambio di lente i mondi fantastici del cinema.

Seamus McGarvey

Essere un “regista alla seconda” per un direttore della fotografia significa anche conoscere molti degli aspetti negativi caratterizzanti la carriera degli stessi cineasti. I loro nomi vengono quasi sempre ignorati, surclassati dalla fama del loro operato. Per essere riconosciuti hanno dunque bisogno di complementi di specificazione: e così analogamente a registi con cui McGarvey si è trovato spesso a lavorare, (Joe Wright e Sam Taylor-Johnson), anche il direttore della fotografia per esistere nel mondo del pubblico cinematografico più amatoriale ha bisogno di essere affiancato ad alcune delle sue creature. McGrvey diventa così il direttore della fotografia DI Anna Karenina, DI Godzilla, DI Life, DI 7 sconosciuti a El Royale.

Nell’arco di una carriera lunga più di trent’anni e iniziata con cortometraggi e documentari (tra cui Skin, nominato al  Royal Television Society Cinematography Award e Atlantic di Sam Taylor-Wood) sono circa 26  film che sono passati dal filtro delle sue lenti. Grazie a Joe Wright ottiene due nomination agli Oscar, mentre con Nocturnal Animals di Tom Ford la versatilità della sua palette cromatica e i giochi di contrasti che riesce a creare raggiungono l’apice della sua creatività.

Come un funambolo della luce cammina in equilibrio su fili intessuti da generi diversi, passando dai cinecomic (Avengers, John Wedon, 2012), biopic poetici (Nowhere Boy, Sam Taylor-Wood, 2009) e drammatici (World Trade Center, Oliver Stone, 2006) a pellicole anche alquanto imbarazzanti e di cui lo stesso non ama particolarmente parlare (50 sfumature di grigio, Sam Taylor-Johnson, 2015). 25 film (senza contare le incursioni nel mondo della televisione, si pensi all’acclamato episodio di Black MirrorNosedive”, diretto da Joe Wright) sono tanti, ma tra di questi ce ne sono cinque che hanno per sempre legato il nome di McGarvey agli annuali della fotografia cinematografica.

5. The Greatest Showman

Il musical è un genere che o lo si ama, o lo si odia, ma è innegabile che la sua concezione e struttura cinematografica verte sulla massima spettacolarizzazione possibile del concetto di intrattenrimento. E cosa sarebbe uno spettacolo senza luci e colori? Quello della vita di P. T. Barnum  è uno spettacolo portato sullo schermo di Michael Gracey a metà strada tra teatro e circo. Con una condensazione di colori caldi e un predominio del rosso, McGarvey coglie l’essenza della storia narrata e ipnotizza lo spettatore, immergendolo in questo “greatest show”.

4. E ora parliamo di Kevin

Il rosso dello spettacolo si trasforma nel film di Lynne Ramsay del 2011 nel colore del sangue, dell’istinto animale insito in noi. McGarvey riesce a tradurre in colore il legame di amore-odio che unisce Kevin (Ezra Miller) e la madre (Tilda Swinton) in una girandola caleidoscopica di rimorsi, sensi di colpa ed emozioni represse.

3. The Hours

Chiunque abbia visto il film di Stehen Daldry conosce la sua grandezza. Un trittico temporale perfetto, unito da un elemento comune: il romanzo “Mrs. Dalloway”. Le esistenze di Virginia Woolf (Nicole Kidman), Laura (Julianne Moore) e Clarissa (Meryl Streep) così apparentemente lontane per tempi e spazi, giacciono su un terreno di analogie e isotopie caratteriali. Ogni cronotopo vive di vita propria pur rimanendo ancorato agli altri due e a distinguerli, sottolineando le differenti epoche, è la fotografia di Seamus McGarvey, capace di trovare il giusto bilanciamento cromatico che meglio indentifica e caratterizza gli anni Venti (toni caldi, vintage), Cinquanta (colori pastello, alla Hopper) e Duemila (tonalità fredde, come New York).

2. Espiazione

È un’immagine tangibile, tattile, quella che Joe Wright, insieme a Seamus McGarvey, riesce a creare in Espiazione. Sembra di sentire la polvere che ammanta il paese in guerra; sulla pelle l’illusione del tepore della lampada accesa da Briony nella famosa scena della biblioteca; negli occhi quel riflesso freddo e accecante di uno schermo acceso attraverso cui la protagonista confessa i propri peccati cercando di restituire un po’ di pace alla sorella Cecilia e al suo amato Robbie. C’è tutto il mondo dell’arte tra Ottocento e Novecento concentrato in Espiazione. McGarvey ne è il pittore, mentre Joe Wright il burattinaio. Il risultato è uno dei migliori adattamenti degli ultimi anni.

1. Animali Notturni

L’essere umano è un contenitore di luci e ombre. Basta poco, un ricordo, o una semplice pagina di un romanzo perché l’oscurità che si celi in noi prenda il sopravvento avvolgendoci nel suo gelido manto. La particolarità della fotografia di McGarvey in Animali Notturni è che tutto è giocato sulle sfumature di colori caldi. Sono tonalità accese, lingue di fuoco infernale nell’universo intradiegetico del romanzo di Edward, che si mescolano a quelle desaturate nel presente di Susan (Amy Adams). Una metafora cromatica che mostra i demoni del nostro passato con cui dobbiamo imparare a sopravvivere e che McGarvey ha reso visibili.

Nocturnal Animals
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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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