Il cinema nell’ombra: Valerio Bonelli

In occasione del compleanno di Valerio Bonelli, uno speciale dedicato al giovane montatore italiano....
Valerio Bonelli
@L.A Times

Pensate al film che avete amato di più di questa stagione cinematografica. Sapete tutto di lui, giusto? Ogni scena, ogni dialogo, ogni singolo attore. Eppure, ci sono nomi che sfuggono dalla rosa di quell’universo creativo. Uomini e donne che operano all’ombra del mastro burattinaio, che illuminano il mondo da lui immaginato, confezionandone un abito, o conferendone un ritmo. Siamo spesso portati a concepire il film come un mostro di Frankenstein dove il regista è lo scienziato tuttofare che cuce le membra delle proprie scoperte immaginifiche per dar vita alla propria creatura filmica, quando dietro ogni singolo dettaglio si nascondono invece occhi e mani diversi spesso dimenticati. Se il direttore della fotografia colora un dipinto tratteggiato dagli occhi del regista, il montatore lo dispone con accuratezza all’interno di una cornice, per poi affiancarlo con maestria ad altri migliaia di quadri, in una galleria visiva chiamata montaggio. Il regista maneggia con libertà una straordinaria gamma di possibilità formali a cui il montatore donerà poi un ordine, un ritmo, un’armonia all’interno della cornice cinematografica. E così, se il regista è l’autore di una sinfonia, il montatore ne è il direttore d’orchestra. È dunque a lui che spetta il compito di inventare una nuova realtà cinematografica, mantenendo vivo il contatto con il pensiero sensibile del proprio autore originale.

Tra i tanti nomi di giovani montatori che negli ultimi anni hanno iniziato a farsi largo nella memoria spettatoriale, ce n’è uno tutto italiano: Valerio Bonelli. Nato a Napoli l’8 gennaio 1976, ma cresciuto in Toscana, il giovane montatore – come tanti cervelli in fuga – ha scelto poi Londra come patria d’elezione (nella capitale inglese è stato allievo della National Film and Television School). Ben presto la sua carriera – iniziata con il cortometraggio Madre (1997) di Ruggero Dipaola – ha incrociato quella di altri registi come Peter Webber(Hannibal Lecter, 2007), Gurinder Chadha (Il palazzo del Vicerè, 2017) Ricky Gervais & Stephen Merchant (L’ordine naturale dei sogni, 2013) e Mabrouk El Mechri (La fredda luce del giorno). Un viaggio emozionante che lo ha portato nel 2013 ad approdare al cospetto di Stephen Frears per il quale ha curato il montaggio di ben tre film: Philomena, The Program e Florence. Un operato sicuro, deciso, netto e armonioso il suo; un taglia e cuci eseguito a opera d’arte, come un esperto sarto, che con abilità confeziona per il regista di Leicester un abito magistrale dal punto di vista ritmico e visivo. Si pensi solo all’eleganza con cui, in Philomena, lo spettatore viene sbalzato da un’epoca all’altra; i giorni presenti si alternano ai ricordi del passato con armoniosa agilità, mentre le varie inquadrature si rincorrono a passo svelto e coinvolgente.

Florence Foster Jenkis

Nel 2016 arriva poi la chiamata di un altro regista, sempre inglese, sempre apprezzato nel panorama cinematografico, e per Valerio Bonelli si aggiunge un altro, straordinario, capitolo alla propria già ammirabile carriera. Con Joe Wright, Bonelli realizza Nosedive, primo episodio della terza stagione di Black Mirror. Un viaggio alla scoperta dell’assuefazione virale al labirintico mondo dei social network; grazie alla regia di Wright, al montaggio di Bonelli, alla musica di Max Richter e alla fotografia pastello di Seamus McGarvey, lo spettatore entra nel mondo di Lacie (Bryce Dallas Howard) si rispecchia nelle sue ossessioni e nella sua dipendenza da like sui social, per poi finire inerme, insieme alla donna, nell’inferno della discriminazione e della vita reale. Dal futuro utopistico creato da Charlie Brooker, Bonelli e Wright passano al passato bellico di Winston Churchill, e così tra la mani del montatore L’ora più buia diventa un saggio di umanità e timori nascosti dietro il volto inattaccabile dell’icona politica. La poesia del suo montaggio, volto a sottolineare la volontà di Wright di gettare giù dal piedistallo Winston Churchill per riportarlo nel mondo imperfetto degli esseri umani, si racchiude tutta in un preciso passaggio: finita la diretta radio del Primo Ministro, si passa dalla ripresa in volo di un paesaggio bombardato, agli occhi di un soldato inerme, disteso senza vita sul campo di battaglia. Pochi secondi sono necessari al regista e al montatore (coadiuvati dalla musica sublime e incalzante di un altro storico – e italiano – collaboratore di Wright, il premio oscar Dario Marianelli) per esprimere tutta la paura, le insicurezze che ammantano un uomo apparentemente così sicuro e forte come Churchill. Sostenuto da un ritmo incalzante, il piccolo universo di Churchill si avvicina sempre più alle soglie del baratro: un’intenzione registica, questa, che Bonelli ha saputo magistralmente tradurre in raccordi di montaggio.

Il passaggio da campi larghi a ristretti, i piani sequenza, sono direttive che il montatore fa sue costruendo un impianto ritmico capace di avvolgere la storia, svilupparla armoniosamente in una danza ineccepibile eseguita tra i dialoghi, la musica e l’intero comparto visivo. Ciò rende ancor più interessanti, e mai stancanti, anche scene di dialogo della durata di sette minuti: una sfida vinta, la loro, che ha permesso di restituire quella dinamica necessaria a comunicare il senso di tensione che attanagliava Churchill, tra sguardi e mirco-espressioni. Valerio Bonelli sa quali sono i punti forza dei registi con cui collabora, e per un autore come Wright, attento a ogni minimo dettaglio corporeo (in particolare quello delle mani e degli occhi) il montatore ha da subito compreso che il suo montaggio sta tutto lì: nel raccogliere e unire questi vettori fisici di sentimenti mai detti a parole per narrare una storia per immagini. Una cifra stilistica propria del regista inglese, che Bonelli ha saputo enfatizzare e che è pronta a ritornare in tutta la sua potenza in La donna alla finestra, nuovo film di Wright in sala dal 15 maggio che segna la terza collaborazione tra i due.

the woman in the window

Dopo l’emozionante Il ragazzo che catturò il vento, prima regia dell’attore Chiwetel Ejiofor, e nell’attesa di vedere sul grande schermo La donna alla finestra, non ci resta che aspettare e vedere quali altri raccordi, e colpi di scena ci riserverà la carriera di Valerio Bonelli. Il tutto sospinti nella speranza che sempre più spettatori levino quella patina di indifferenza che riveste ancora i nomi di questi creatori dell’immagine (o del suono) e riportarli in alto, alla conoscenza collettiva.

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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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