Il Grinch

Il grande classico delle feste natalizie torna al cinema in versione animata. Questa volta a prestargli voce è Alessandro Gassmann
il grinch

Correva l’anno 2000 quando uscì nella sale quello che sarebbe diventato a tutti gli effetti il cult delle feste natalizie: il Grinch. Alto, pelle color verde, sguardo malefico e un profondo astio per il Natale. Il Grinch è entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo come l’antieroe per cui patteggiare, capace di suscitare sentimenti quali terrore e odio, ma anche tenerezza e riso.

Se tale personaggio è rimasto così impresso nella memoria filmica è merito soprattutto dell’interpretazione di Jim Carrey, il quale è riuscito a donare una dimensione ludica e compassionevole a un personaggio fuori di senno, emblema di arroganza e malvagità. Questi elementi lo hanno reso un carattere senza tempo e senza spazio, sempre attuale e da tramandare alle future generazioni.

Non risulta perciò così assurdo che il produttore Chris Meledandri, la mente dietro alcuni dei più grandi successi d’animazione degli ultimi anni, tra cui Cattivissimo me e Pets, abbia deciso di riadattare l’opera del grande Dr. Seuss in versione animata, affidando la voce del celebre mostro all’attore shakespeariano Benedict Cumberbatch (ad Alessandro Gassmann nella versione italiana).

Meno cupo del film di Ron Howard, il Grinch presenta la medesima trama: un cinico brontolone vuole rubare il Natale dei Nonsochi e per farlo, decide di travestirsi da Babbo Natale la notte della vigilia.

A differenza del primo film, il punto di forza di questa trasposizione risiede nell’aver conferito maggior spessore psicologico a un personaggio la cui crudeltà, fine a se stessa, trova qui la sua origine in un passato non scevro da sofferenza e dolori. Il processo empatico che ne deriva rende il Grinch, man mano che il suo piano di sabotare il Natale si avvicina a compimento, un personaggio più umano che diabolico, vittima dei suoi ricordi e spoglio di quella malvagità di cui si serviva per mascherare la sua fragilità.

Sorretto da uno design visivo allegro e colorato, quello dei registi Scott Mosier e Yarrow Cheney è un reboot che predilige la comicità e la leggerezza, che sa  commuovere senza essere stucchevole, portando sempre rispetto alla storia originale e al messaggio morale in essa racchiuso.

 

 

 

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