Il premio

La recensione in anteprima del nuovo film di Alessandro Gassmann, dal 6 dicembre al cinema
il premio

Mercoledì 6 dicembre arriva in sala Il premio, il nuovo film da regista di Alessandro Gassmann.

Mentre proviamo a superare il trauma dell’abbandono causato dalla fine della trilogia di Smetto Quando Voglio, Gassmann ci propone un road-movie affatto male. Il film è scritto assieme a Massimiliano Bruno e a Valter Lupo, prodotto da Fulvio e Federica Lucisano ed è distribuito dalla neo-nata Vision Distribution.

La storia è quella di uno scrittore, Giovanni Passamonte, e di un premio, il Nobel per la Letteratura: come recita la tag-line sul poster, Il premio – Non basta vincerlo, devi anche ritirarlo. Basta un aereo e si arriva in Svezia, no? Errato: Passamonte ha paura di volare, si va in macchina. Lo accompagneranno il tuttofare (Rocco Papaleo), un figlio (Gassmann) e un’altra figlia, video-blogger (Anna Foglietta).

A interpretare Giovanni Passamonte, invece, è Gigi Proietti, signore indiscusso del teatro e della televisione. Le incursioni di Proietti nel cinema sono poche, sì, ma scolpite nell’immaginario collettivo: da Febbre da cavallo di Steno a Aladdin della Disney (per quei pochi che non lo sapessero: doppiava il Genio).

Ebbene, Gassmann ci regala un Proietti quasi commovente: gli dà un ruolo primario (il suo nome è il primo nei credits), un personaggio eclettico e carismatico, che l’attore centra in pieno: mai troppo burbero, mai troppo di burro. Vedere Proietti recitare ha un effetto terapeutico: ruba la scena a tutti, cominci a seguirlo, e il viaggio finisce prima ancora che tu te ne accorga.

Il discorso più interessante da poter fare è a livello sociologico: c’è una generazione piuttosto in là con gli anni, quella di Proietti/Passamonte, che ha vissuto una vita intensa, piena di soddisfazioni e riconoscimento; c’è chi accetta di essere al tramonto della vita, e anzi pensa addirittura di accelerare il processo, e chi invece vorrebbe farsi ibernare (o surgelare, come suggerisce, scherzando, il personaggio di Gassmann), e sconfiggere la morte. Una generazione colta, eclettica, che è riuscita e riesce ancora a vendersi, nel bene e nel male.

Poi c’è quella dei giovani: c’è Matilda De Angelis, che abbiamo amato in Veloce come il vento di Matteo Rovere, mentre il figlio di Gassmann è interpretato da Marco Zitelli. I giovani guardano al futuro, vivono fuori dall’Italia (in Svezia, in questo caso), e mentre i grandi si struggono con paturnie sentimentali, loro pensano a lavorare, a creare. Entrambi questi poli anagrafici sono rappresentati in maniera colorata, pieni di vita e speranza: ne rappresenta un esempio ben riuscito il momento di video-mapping con Proietti e la De Angelis.

Tra le due correnti, c’è il filone che si rispecchia in Smetto Quando Voglio: in questo caso si tratta di Gassmann e la Foglietta. Il loro presente è insoddisfacente, non hanno grandi piani per il futuro perché hanno perso tempo in passato. In questo senso, il viaggio con un padre difficile, assente, potrebbe insegnar loro qualcosa. Ecco che Il premio va inquadrato non tanto come commedia o come dramma, ma come una pellicola indie all’italiana che ragiona sul tempo, sulle ambizioni e sulla realizzazione dei propri sogni.

Il premio
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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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