Il Primo Natale – La Recensione

La recensione della nuova commedia con Ficarra e Picone in sala dal 12 dicembre...
Il Primo Natale

A distanza di più di due anni da L’ora legale, Ficarra & Picone tornano davanti e dietro alla macchina da presa con Il primo Natale, scritto ancora una volta in collaborazione con Nicola Guaglianone. Alla direzione della fotografia del film c’è un pezzo da novanta: Daniele Ciprì.

In questo film, Ficarra interpreta un ladro eccentrico ossessionato da antiche e preziose reliquie legate alla religione, mentre Picone un sacerdote pacato ma ossessionato dall’imminente messa in scena del presepe vivente nella sua parrocchia. Dopo una serie di provini insoddisfacenti per il ruolo di San Giuseppe, il prete sembra aver trovato il performer adatto al ruolo, ma Salvo è più interessato a una statua del Bambin Gesù dall’enorme valore che al senso mistico della rappresentazione.

Ficarra insegue Picone attraverso il paesino per recuperare la statua in seguito al furto, ma dopo aver raggiunto una zona di periferia e attraversato un curioso cespuglio i due si ritrovano… nell’anno zero. In Africa. Un viaggio, dunque, spazio-temporale.

Il ladro e il prete si ritroveranno a fare i conti con tutta la mitologia legata alla nascita di Cristo, dai simboli ai personaggi coinvolti. Naturalmente, Il primo Natale mantiene fede alla sua anima di commedia, ma le risate saranno scaturite per la maggior parte del film più da battute dei due protagonisti che da gag e situazioni comiche create ad hoc (ad eccezione del momento della tombola).

Bisogna sottolineare per forza di cose lo sforzo artistico, tecnico e produttivo: il film è costato più di 10 milioni di euro (budget inimmaginabile per una commedia italiana), con tanto di riprese in Africa, comparse e ricostruzioni di grandi set in esterna. L’ora legale fu, anche piuttosto a sorpresa, uno dei maggiori incassi di due stagioni cinematografiche fa, perlappunto di 10 milioni circa.

In attesa che arrivi il ciclone Zalone (curiosamente anche il suo film è ambientato in gran parte in Africa) si prova con Ficarra e Picone a ripercorrere la strada del film comico in costume. Non ci resta che piangere resta per forza di cose inarrivabile (ma chi mai potrebbe superare l’anarchia di Benigni e Troisi in quel film meraviglioso?), tuttavia va dato atto che l’intento del film è più quello di parlare al cuore degli spettatori (né alla pancia e né alla testa dunque) più che suscitare risate isteriche. La sequenza iniziale e la sequenza finale affrontano in modo diretto una tematica di strettissima attualità. Sarà interessante analizzare l’andamento al box-office e la reazione del pubblico.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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