Il professore e il pazzo – La Recensione

La recensione dell'esordio alla regia di P.B. Sherman, con Mel Gibson e Sean Penn...
il professore e il pazzo

Nel 1879 il professor James Murray aveva tra le mani un progetto molto ambizioso: dare alla luce un nuovo dizionario della lingua inglese, nel quale si potesse rintracciare ogni parola conosciuta. L’impressa, affidatagli dalla Oxford University Press, prevedeva un lungo e complicato lavoro di ricerca, impossibile da svolgere senza l’aiuto di un gruppo di volontari. Ma il lessicologo scozzese non avrebbe mai potuto immaginare che il più competente e affidabile fornitore di schede si nascondesse nel manicomio di Broadmoor, rinchiuso lì per una grave forma di paranoia. L’unico indizio per rintracciarlo, la firma riportata sulle lettere: W.C. Minor.

Da una storia vera ed entusiasmante nasce “Il professore e il pazzo“, esordio alla regia di P.B. Sherman, ispirato al libro omonimo del giornalista Simon Winchester e con protagonisti Mel Gibson e Sean Pean; il primo nelle vesti del “professore” infaticabile, il secondo nei panni del “pazzo” chirurgo americano, distrutto dalla guerra e colpevole di omicidio.

Legati tra loro come le voci del dizionario, i due uomini riusciranno a trasformare il sapere in uno strumento dal carattere universale, attraverso un percorso affascinante le cui tappe sono scandite chiaramente nello scambio epistolare avvenuto dalla squallida cella di Minor allo studio di Murray, e riportato con spiccato carattere tanto nel libro quanto nella pellicola.

La dedizione totale dell’uomo verso il progetto è la chiave narrativa su cui si snoda tutto il film, volutamente sottolineata nella sua implicazione religiosa grazie all’interpretazione di Mel Gibson, il primo ad aver spinto per l’adattamento cinematografico de “Il professore e il pazzo“.

Purtroppo però lo stile del regista, fin troppo classico, non permette all’opera di respirare, e i picchi di pathos raggiunti da Sean Penn non contribuiscono ad alleggerire l’atmosfera, sempre più rarefatta con il passare dei minuti.

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Martina Amantis

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