Il sacrificio del cervo sacro

La recensione del nuovo film di Yorgos Lanthimos che torna a lavorare con Colin Farrell dopo The Lobster
Il sacrificio del cervo sacro

Il regista greco Yorgos Lanthimos torna a raccontare una storia che dire angosciante è poco, e lo fa collaborando di nuovo con Colin Farrell dopo il successo del loro distopico The Lobster. Stavolta con Il sacrificio del cervo sacro (che vinse a Cannes 2017 il premio per la Miglior Sceneggiatura) però abbandona totalmente i toni da dark comedy della sua precedente produzione americana, per raccontare un thriller disturbante sulla famiglia e sui sacrifici che ognuno deve fare durante la propria vita.

Il sacrificio del cervo sacro racconta di Steven (interpretato da Farrell), un famoso chirurgo che inizia a stringere una morbosa amicizia con Martin (Barry Keoghan), il figlio di un suo paziente deceduto, decidendo di prenderlo sotto la sua ala protettrice. Quando Steven presenterà Martin a sua moglie Anna (Nicole Kidman) e ai suoi figli, le cose inizieranno a prendere una strana piega quando questi si ammaleranno misteriosamente. La sanità mentale di Steven verrà messa a dura prova fino a quando questo non sarà costretto a fare l’impensabile pur di proteggere la sua famiglia.

Lanthimos ci porta così all’interno dell’oscurità dei rapporti famigliari come già aveva fatto con Kynodontas, attraverso i toni di un thriller che sembra esplodere da un momento all’altro (e in più di qualche occasione in effetti Colin Farrell “esplode”). C’è tutta l’angoscia possibile in un racconto come quello de Il sacrificio del cervo sacro, in cui non c’è niente del grottesco di The Lobster, ma assistiamo ad una storia che è sicuramente una delle più dure da digerire. Il dramma familiare è avvolto da un cupismo che farebbe rabbrividire persino il Funny Games di Michael Haneke (con cui il film di Lanthimos condivide qualche somiglianza, soprattutto sul finale), e la regia di Yorgos è praticamente – e scusate il gioco di parole – “chirurgica”: non abbassa mai il tiro in due ore di film. L’ansia è palpabile ogni minuto che passa, e le recitazioni piatte dei protagonisti (così come il loro tono della voce), non aiutano di certo. Il sacrificio di un cervo sacro non è un film per i deboli di cuore (e di stomaco), è un film duro sulle maschere che indossano le persone e sulla violenza nascosta e intrinseca dell’animo umano.

Verrebbe da domandarsi come sarebbe un film horror diretto da Yorgos Lanthimos, ma forse sarebbe meglio non saperlo davvero.

Il sacrificio del cervo sacro
8
Il sacrificio del cervo sacro
  • 8
Categorie
NewsRecensioni
Davide Merola

Classe '95. Affamato più di serie tv, ma costantemente perso tra i film anni '80 e quelli del Sundance. Ce la mette tutta per sembrare serio.
Nessun Commento

Rispondi

*

*

ABOUT US

CONSIGLIATI

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy Read More, dove trovi maggiori informazioni e anche indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy, dove trovi maggiori informazioni e le indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Continua