Il traduttore

Una recensione speciale per il film in uscita dal 26 maggio nelle sale: Francesco Martino e Matteo Novelli insieme per analizzare il film di Massimo Natale, con Claudia Gerini

Disclaimer: questa recensione doveva essere affidata solo a un redattore e doveva avere la formula consueta, a cui siete stati abituati. In via del tutto eccezionale abbiamo deciso di recensire il film chiacchierandone al bar, analizzando punto per punto una pellicola ritenuta di grande interesse culturale. Buona lettura.

 

Francesco Martino: Ciao Matteo! Allora, direi di raccontare a chi ci legge cosa abbiamo fatto questa mattina.

Matteo Novelli: Ciao Fra’. Come stai? Ma prima sei sicuro di non volere un caffè? É stata un’esperienza importante. Scriverne non è facile, non vorrei risultare superficiale.

FM: In realtà ancora non mi sono ripreso…

MN: Dovremmo analizzarlo passo passo, non so…io partirei da chi l’ha prodotto. Tutti quei loghi.

FM: Ok, anche perché su 90 minuti di film circa 10 sono di loghi!  Ricordo sicuramente una Rai Cinema a almeno quattro tax credit, senza contare il product placement dichiarato delle Poste Italiane.

MN: Allora aspetta, prendo il pressbook.

Sono in parecchi eh, uno schieramento di forze unico per una tale impresa: MIBACT, G.B HOLDING S.R.L, Unicredit, Poste Italiane, Trentino Film Commission, Regione Lazio, Rai Cinema. Insomma, un bel po’. Manca giusto la Oscorp e la Plasmon. Alleghiamo foto per una questione di trasparenza:

Il Traduttore

MN: Devo dire che è un’apertura potente, tutti questi produttori mi danno l’idea di un progetto ambizioso. Sono fiducioso, anche se dal trailer sembrava un po’ Gli Occhi del Cuore.

FM: Poi dopo dieci minuti inizi a chiederti a chi siano andati tutti quei soldi. Sicuro non al montatore… Ma ecco, parlaci un po’ della trama del film.

MN: Ok, ci provo. Questa è la storia di Andrei, un giovane studente rumeno in Italia. Andrei è un bravo ragazzo, frequenta l’Università grazie a una borsa di studio, ma i soldi non bastano proprio: la sera lavora in pizzeria con il suo coinquilino, ucraino,  attaccato ai valori tradizionali. Ma non solo, offre il suoi aiuto anche in questura nelle vesti di traduttore (ehi, ma è il titolo del film!). È proprio in questura che lo troviamo, in compagnia di un commissario duro ma puro. Una bella donna sulla trentina, pronta all’azione e forgiata dal fuoco di mille battaglie (infatti ne porta il segno proprio in faccia, con una vistosa cicatrice). E che fa il nostro Andrei? Ascolta un altro povero rumeno mentre sparge il suo amore nel mondo…

FM: Si, diciamo che Andrei è prossimo all’abbiocco mentre ascolta delle intercettazioni di un un criminale non meglio specificato. La cosa divertente è che il film ha tre storylines che coinvolgono Andrei, che sono tre generi diversi e che praticamente non si incontrano mai. Sono tre rette parallele da 90 minuti.

MN: Vero, una per ogni lavoretto di Andrei. Ma qualcosa di losco è nell’aria, tra una battutina e l’altra. IMPROVVISO e NON SPIEGATO CAMBIO DI SCENA. Arriva Claudia Gerini. Questa la lascio a te.

FM: La Gerini è la proprietaria di una Galleria d’Arte, vedova e con una figlia che parla con un orsetto di nome Panzer (soggetto di una sottotrama horror molto velata). Tra le sue amiche indovinate chi c’è? La professoressa che segue Andrei all’università! Ma guarda te il destino oh!

MN: La povera vedova non si da pace. Si aggira con lo sguardo vuoto nel suo magione, esalta sassi di marmo, sistema la cabina armadio. Insomma, sta a stecchetto. Ma ecco che da un cassetto  sbuca una moleskine bianca. Un libro di preghiere? No, un quaderno giapponese del defunto marito! Che poi a me sembrava una moleskine.

FM: Sì insomma, nonostante il marito fosse tedesco e la figlia parli tedesco, la Gerini non capisce una parola di tedesco. Motivo per cui ingaggia la frutta mista per tradurre l’agenda. Da qui iniziano i fattacci.
MN: A questo punto direi di concentrarci sulle tre storylines del fim, per cercare di capire cosa abbiamo visto.
 PRIMA PARTE: DISTRETTO DI POLIZIA 
il traduttore

Il commissario Sandra Gusberti e Andrei

FM: Ok, la prima è quella poliziesca, che come dicevamo fa riferimento ad un’indagine non meglio specificata. Andrei lavora come traduttore per le intercettazioni. Il problema è che, 80 minuti su 90, il film non ci dice nulla di cosa stia succedendo. L’indagato scopa, i poliziotti fanno battute tristi sul sesso (“una figa al giorno toglie il medico di torno”) e il commissario minaccia Andre. Senza motivo.
 
MN: Mi chiedo che tipo di contratto abbia per collaborare con la polizia, come si collabora con la polizia? Ci vuole uno stage? Lo pagano? Gli daranno qualcosa in cambio oltre ai bellissimi aforismi sull’importanza dell’universo femminile?
FM: Va detto che Andrei fa tutto questo solo per ottenere il permesso di soggiorno per la sua ragazza, che vive a Bucarest e passa le giornate davanti ad un pc portatile ad aspettare che Andrei si connetta s Skype.
MN: Vero, Andrei ha una ragazza che sbuffa per tutto il film incollata al computer. Forse l’attrice più brava lì dentro.
FM: Ok, quindi la trama poliziesca è questa, e vi giuriamo che fino agli ultimi dieci minuti di film rimane ferma impalata. Anzi, ad un certo punto scompare. Ho anche pensato che me la fossi sognata.
MN: Vero, a un certo punto la questura scompare. Ma perché Andrei vuole darsi alla bella vita, a un certo tipo di mondo. Quindi non gli serve più collaborare con le guardie. Io avvertivo anche una certa tensione erotica col commissario Sandra Gusberti.
 
FM: Io alla fine ho sperato fortissimo nel bacio, ma niente.
MN: Sarà perché nel film tutti si mettono le mani addosso e scattano come matti all’improvviso.
FM: Si, diciamo che il regista ha preteso che i suoi attori si comportassero come dei pazzi.
MN: Tipo la Gerini. Arriviamo alla seconda storyline, quella da film erotico degli anni ottanta.
SECONDA PARTE: TOYBOY + CLAUDIA GERINI CHE SPACCA COSE A CASO.
Il traduttore

Guarda, un pezzo di marmo.

 
FM: Ah la seconda trama, quella sentimentale drammatica. Ad Andrei viene chiesto di tradurre il diario lasciato da Claudia Gerini, vedova del marito tedesco che non parla una parola di tedesco.
MN: Roba forte il contenuto del diario, il livello è più o meno “Certe Notti” di Ligabue. A un certo punto Andrei legge cose del tipo: Quelle notti da farci l’amore fin quando fa male fin quando ce n’è, la Gerini giustamente inizia ad avere dei dubbi e congeda il ragazzo. Non è il caso di leggere ad alta voce certe cose, non tutte insieme almeno.
Da qui partono varie sedute di letteratura erotica con Andrei: ma non poteva farsi fare una traduzione per iscritto? Voglio dire mi sembrano cose abbastanza intime, non adatte alla declamazione.
FM: Cito testualmente “Voglio incendiarti di nuovo, principessa di ghiaccio”.
MN: Elsa? Dove non è arrivato Frozen oh.
FM: Citazioni Disney ovunque Matteo.
MN: Infatti poi si scopre che tutte queste belle cose il defunto le pensava di un’altra donna, non la Gerini. Ma Andrei non glielo dice. Che bravo ragazzo!
FM: E infatti qui c’è il primo, ed unico, colpo di scena del film: il marito aveva l’amante, e l’amante era l’amica della Gerini. Quella che le aveva presentato Andrei. Matteo, racconta ai nostri amici come scopre la colpevolezza dell’amica.

MN: Mamma mia, una scena degna di Lynch. Come indicato dalla porno moleskine giapponese, il marito della buona Gerini aveva un amante dagli occhi neri come la notte. Oh mio Dio, ma la Gerini ha gli occhi verdi! Lei deve avere una qualche facoltà da sensitiva, perché si alza nel cuore della notte all’improvviso, apre la pornomoleskine, e trova il passaggio degli occhi. Armata di Zanichelli Tedesco-Italiano, trova a caso il vocabolo galeotto: è una tragedia. La Gerini licenzia Andrei, e gli mette anche il broncio. Lui, per scusarsi, la tromba come se non ci fosse un domani. A caso, così. Sto divagando: fatto sta che durante il compleanno della figlia (a cui regala il suo orsacchiotto Panzer, presenza demoniaca del film) la Gerini si offre di truccare la sua amica amante del marito Sedute l’una di fronte all’altra assistiamo a qualcosa di inspiegabile: lampi, vento, forze del male e un dettaglio sugli occhi delle protagoniste. La Gerini ha una visione. Una premonizione: è lei l’amante del marito morto. La marchia con due righe di rossetto rosso sulle guance, così. Tipo la lettera scarlatta. ADULTERIO.

FM: Nella scena l’inquadratura cambia all’improvviso e la stanza si svuota, non so se ricordi questo particolare. Didascalico come pochi.
MN: Vero, prima dietro i bambini che fanno cose, la sigla di One Piece cantata da Cristina D’avena e Giorgio Vanni, poi lampi e solo loro due. Metafisico.
FM: È vero, c’era la sigla di One Piece a palla!
MN: Ciuuuurma, andiamo tutti all’arrembaggio Forza!
FM: C’è comunque da dire che la storia del marito traditore si perde nel mare delle sottotrame del film, del tipo che anche la scena in cui la Gerini dice all’amica che ha scoperto la verità è ridicola: le dice di averla scoperta, l’amica fa cadere la busta con la verdura e la Gerini se ne va.
MN: Comunque si, altra sottotrama che non porta da nessuna parte. Se non alle scene di sesso tra i due protagonisti. E la Gerini dovrebbe anche essere il nome di punta del film, la sua trama non ha alcun senso. Le scene erotiche sono degne di Porn Hub, c’è da dire.

FM: Soprattutto durano tantissimo, penso per allungare il brodo. Ti ricordi la prima scena di sesso in cui loro si rivestono all’improvviso tramite un abile gioco di montaggio?

MN: Prima sono nudi, stacco, vestiti. Magia. Poesia. Il danno minore fatto dal montatore in questo film, evidentemente sotto speed durante la post produzione.

FM: Comunque, la storia tra la Gerini e Andrei finisce nel modo più ovvio: lei scopre che lui ha una ragazza e si incazza.

MN: Manca l’ultimo arco narrativo, il mio preferito tra l’altro.

PARTE TRE: LA LINEA COMICA

Il traduttore

I responsabili

MN: Le avventure di Gianni e Pinotto, ovvero, il terzo lavoro di Andrei in pizzeria con il suo coinquilino ucraino. Tra lezioni di vita e importanti momenti comici, tra amicizia e voglia di mettersi in gioco, tra tette e culi, che arrivano di botto, all’improvviso. Stile Jump Scare, infatti ci siamo spaventati.

FM: Il suo amico è il personaggio migliore del film, parla solo per motti e detti. Ma soprattutto ha a cuore la sua famiglia, che presumibilmente vive in Ucraina, pur andando regolarmente allo strip club.

MN: C’è poi quel momento di duro confronto storico-politico, Romania vs Ucraina, che si conclude con: Ucraino di merda. Io ad Andrei lo avrei un po’ pestato dopo un insulto del genere.

FM: Si, perché il coinquilino c’aveva capito lungo non vedendo di buon occhio l’infatuazione per la bella vita avuta da Andrei, che pensava di essersi sistemato, spendendo tutti i soldi per comprarsi un bel vestitino elegante per andare a fare il piacione alle mostre d’arte.

MN: Una dura storia di classismo, che insegna come si sta al mondo. Ovvero: i povery con i povery.

FM: L’ascensore sociale colpisce ancora. Comunque se non sbaglio anche lui scompare no?

MN: Eh si, alla fine discutono e niente. C’è anche la special guest star Eva Grimaldi, evidentemente doveva pagarsi la vacanza estiva. La sua caratterizzazione è: lavora in un locale a luci rosse, ha un vestito succinto e un frustino. Cose a caso.

FM: Lavora al bancone del locale ma ha il frustino. Un po’ scomodo insomma. Va detto che le tre trame non si incontrano mai, e alla fine vige la legge del più forte. Ossia il film finisce con l’unica trama che non si era ancora suicidata. Lui fa arrestare il criminale ed ottiene il permesso per la fidanzata, che si catapulta in Italia (letteralmente, visto che arriva in meno di due scene) e vissero felici e contenti.

MN: E una lacrima sul viso, di Andrei. Che ormai è corrotto. Fine.
90 minuti. Tondi tondi. La durata giusta giusta contenuta nel bando per sbloccare i finanziamenti rubati da questo film.

FM: Dopo aver riso e scherzato facciamo i seri: il film è stato ritenuto di interesse culturale, ossia ha preso soldi dallo stato.

MN: Prodotto da Rai Cinema, quindi lo vedremo in chiaro sulla tv di stato.

FM: Con le Poste che hanno pagato per il product placement. Insomma, tanti soldi ben spesi! Sicuramente quelli per il montatore, visto che il film è montato senza senso.

MN: Faccio del becero populismo: è questa l’Italia che dice di non poter finanziare progetti diversi? Per paura del pubblico? Come si può pensare che una monnezza del genere intacchi un minimo il pubblico? Dai anche il trailer è montato da cani. Ho riso tanto eh, ma sono abbastanza indignato.

FM: Più che altro nell’ultimo periodo si sta facendo un grande lavoro per ridare fiducia nel cinema italiano, ma film del genere aiutano per la discesa. E non farei questo discorso se si trattasse ddi una produzione indipendente fatta da quattro amici. Il problema è che hanno buttato dei soldi…Soldi tolti ad altre produzioni, magari più meritevoli.

MN: No infatti, questo è un progetto che è stato approvato e finanziato da una commissione di cinghiali etruschi. Volete fare cinema? Sappiate che prima vengono film come Il traduttore.

FM: Punto di riferimento per il brutto cinema, ma che comunque prende un sacco di soldi.

MN: Mi dispiace aver mancato la conferenza stampa del film, avrei voluto vedere in faccia gli autori.

FM: In sala ho intravisto una delle attrici, ed era visibilmente imbarazzata. La saluto e le voglio dire che sappiamo che non è colpa sua, le bollette vanno pagate.

MN: Vero, Sandra Gusberti ci dispiace. Non sentirti in colpa. O forse un po’ si.

FM: Io penso e spero che chi ha preso parte a questo film sia consapevole di cosa ha fatto, perché altrimenti siamo nella cacca.

MN: Lo sanno, ma sono sicuro che tra qualche mese ci ritroveremo a parlare dell’ennesimo riciclaggio di denaro sotto forma di film. Concluderei con un messaggio, a tutti i nomi coinvolti nella realizzazione, a tutti gli enti pubblici e privati:

 

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