Il tuo ex non muore mai

La nostra recensione dello spy movie con Mila Kunis e Kate McKinnon
Il tuo ex non muore mai

Viviamo in un periodo storico in cui la certezza per una quota rosa da sempre promessa, ma non altrettanto soddisfatta, è divenuta necessità imprescindibile in ogni campo, cinema compreso. E così, forse per caso, o forse no, ecco che al ritorno sul grande schermo dell’agente Ethan Hunt nel nuovo capitolo di Mission Impossible: Fallout risponde la sua controparte femminile con Il tuo ex non muore mai. Se è giusto asservire che non vi è una professione che una donna non possa ricoprire al pari di un uomo – spia compresa – è altresì vero che il problema di fondo qui è un altro, e niente ha a che vedere con l’etica, o le pari opportunità; il vero nodo da sciogliere risale addirittura all’origine dell’opera stessa. A visione ultimata viene cioè da chiedersi se la realizzazione di un film come quello diretto da Susanna Fogel fosse davvero necessaria, e la risposta che ne consegue è una e decisa: probabilmente no. Certo, se semplificata nel suo mero ruolo di antidoto assunto per combattere la calura estiva, allora l’opera potrebbe essere analizzata sotto un’ottica più edulcorata. Fatto sta che nel corso del film, una volta serrate le labbra dopo i sorrisi di circostanza, permane appicicosa quella sensazione di incompiutezza e facile dimenticanza che assale sempre più film comici e senza pretese come questo. Si ride certo, ma se un attimo dopo ti dimentichi il perché lo hai fatto, capisci ce forse le gag non sono riuscite al 100%.

Prendendo le mosse – seppur con le dovute distanze – da schemi narrativi già indagati nel 2015 con Spy, e ancor prima nel 2012 con Una spia non basta, Il tuo ex non muore mai vede Audrey (Mila Kunis) e Morgan (Kate McKinnon) protagoniste a loro insaputa di una caccia al topo messa in atto per trarre in salvo un misterioso premio custodito da un Justin Theroux nel doppio ruolo di ex di Audrey e spia internazionale. Incredule e stupite, le due donne saranno costrette ad entrare in azione e trasformarsi loro stesse in due spie provette, imparando a fare i conti con i killer e con un agente segreto britannico misterioso e affascinante (Sam Heughan). Tra una pallottola e un velato gioco di riferimento all’universo splatter, la condizione di larger than life in cui vertono le protagoniste, da puro divertissement si trasforma in un labirinto caotico in cui è facile perdere la bussola. La solidità dell’opera si ritrova dunque tutta sulla mimica facciale di una straordinaria Kate McKinnon. È lei la stella polare da seguire; sue le battute talmente riuscite da trasformarsi in ancore di salvezza di un’opera altrimenti vicina all’affondamento. Perfetta commistione tra l’animo naif dell’Ispettore Clouseau, e il coraggio da Bond Girl, la sua Morgan illumina lo schermo molto più di quanto facciano le innumerevoli esplosioni, poste in scena nel loro ruolo puramente riempitivo o di sorpresa tra plot-twist e punti di svolta inaspettati. Gli eventi si susseguono a un ritmo serratissimo, forse troppo, il che comporta una difficoltà di lettura da parte dello spettatore. Se i messaggi di amicizia e della straordinaria forza femminile pronta a scaturire dinnanzi alle avversità traspirano con facilità dallo schermo, qui è l’aspetto narrativo a pagare maggiormente le conseguenze. Voluta o meno, tale rapidità di montaggio e di racconto non accresce alcun senso di adrenalina così tanto ricercato. Troppa carne è stata messa sul fuoco, quando la brace, nella sua esigua quantità, non è riuscita a cuocerla tutta. La stessa regia, salvo qualche inquadratura o composizioni sceniche degne di nota (la fuga in macchina a Vienna mescola ilarità parodica del genere e adrenalina pura) risulta anonima e rilegata nel compito di tradurre in immagini eventi e situazioni già di per loro irreali e improbabili. Analogamente alla regia, anche l’interpretazione di Justin Theroux non eccelle per originalità e piacevole sorpresa. L’attore è ormai ingabbiato in questo ruolo di personaggio ambiguo e seduttore nefasto già visto in La ragazza del treno. Un vero peccato, soprattutto se pensiamo alla caratura introspettiva di questo attore, ampiamente dimostrata in The Leftlovers. Mila Kunis dal canto suo centra l’obiettivo primario del suo personaggio, ossia strappare un sorriso al proprio spettatore, uscendo indenne dalle situazioni assurde che il suo alter-ego diegetico si ritrova ad affrontare. Eppure tra la sua interpretazione e il pubblico in sala non sembra scattare alcun imprinting identificativo. Tra i due si eleva un muro che rivela gli eventi per quello che sono, improbabili e inverosimili, e la stessa performance della Kunis non riesce a rivestire l’opera di quella magia cinematografica capace di mettere in pausa la realtà e rendere tutto possibile. Sia ben chiaro, Il tuo ex non muore mai è da sempre stato propugnato per ciò che è, uno spy-movie liberato dalle sue accezioni più seriose. Lo stesso titolo originario (The Spy Who Dumped Me, letteralmente “la spia che mi lasciava”) facendo il verso a un altro titolo cult del genere, (La spia che mi amava della saga di James Bond) allude a un senso parodistico e irrisorio che accompagna, in maniera più o meno costante, tutti i 100 minuti di film; eppure manca quel quid in più capace di far apprezzare l’opera nella sua totalità e al di là di battute che, per quanto simpatiche, colpiscono quanto un proiettile sparato da una pistola in salve.

6
  • Voto
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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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