Jojo Rabbit – La Recensione

La nostra recensione del film scritto, diretto ed interpretato da Taika Waititi...
Jojo Rabbit

Apertura bagnata, apertura fortunata. La piena del Po non ci ha ancora portato via, e al Torino Film Festival siamo riusciti a recuperare Jojo Rabbit, il nuovo film scritto diretto e interpretato da Taika Waititi. In attesa di rivederlo alle prese con Thor: Love and Thunder e la Fase 4 del MCU, Waititi sposta indietro le lancette e ci porta fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Il protagonista, il piccolo Jojo, è un bambino che ha particolarmente a cuore la causa del Reich, e cerca in ogni modo e in ogni aspetto della sua vita quotidiana di comportarsi da perfetto nazista. Ha anche un amico immaginario, un tizio coi baffi molto simpatico. No, non è Nino Frassica. Se vi siete imbattuti in qualche trailer o poster del film saprete senz’altro che Waititi si è ritagliato un ruolo da quasi co-protagonista piuttosto eclettico, cioè Adolf Hitler.

Jojo Rabbit è un pendolo che oscilla tra la farsa estrema e macchiettistica (con cui viene rappresentato il Nazismo e tutti i suoi funzionari) e il dramma duro, sincero e commovente. La sintesi perfetta tra queste due anime del film è incarnata dal personaggio di Scarlett Johansson, la madre di Jojo, dalle idee decisamente opposte rispetto a quelle del figlio militante.

La scrittura del personaggio e la sua interpretazione riescono a unire (a tratti meglio del film stesso) risata e riflessione amara, tenerezza e tristezza. Prestate attenzione a come viene seminato un piccolo gesto: la madre che allaccia con cura le scarpe del figlio. Anche il personaggio di Sam Rockwell (magnifico) sposa queste due anime, ma nel suo caso si ha uno shift, una transizione netta dall’una all’altra.

Sul piano della commedia dai toni isterici ed esagerati il film regge alla grande. In alcune gag sembra addirittura di rivedere un primo Woody Allen. I passaggi dal tono leggero a quello più impegnato non sempre scivolano bene, soprattutto considerando che il piano serio comprende dittatura, shoah e conflitto mondiale.

In America si sono già formate due fazioni opposte, fra coloro che lo esaltano a capolavoro e chi invece lo disprezza, anche da un punto di vista ideologico. La verità probabilmente sta nel mezzo, e infatti Jojo Rabbit è un buon film, godibile, dai momenti esilaranti (il momento degli “Heil Hitler” è già cult) e da immagini che resteranno impresse allo spettatore, dal gesto dell’allacciare le scarpe al rapporto dei bambini con le armi e gli usi e costumi del Nazismo fino alla sequenza di guerra finale. Non è Chaplin, ma avercene.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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