Justice League

La nostra recensione di Justice League, il cinecomic DC diretto da Zack Snyder
Justice League

Costruire un universo cinematografico è un po’ come costruire una casa: ci sono le fondamenta, le mura, le finestre e alla fine il tetto. Se applicassimo questa metafora edilizia alla costruzione dell’universo cinematografico DC, le fondamenta sarebbero rappresentate delle basi gettate da L’Uomo d’Acciaio, la consapevolezza di essere davanti ad un mondo in cui un uomo può volare e sollevare un treno senza sforzo. Ci sarebbero poi le mura traballanti di Batman v Superman, un giardinetto inutile e scialbo di Suicide Squad e le belle finestre di Wonder Woman. A completare l’opera arriva adesso il tetto, la ciliegina finale che mette un punto fermo alla costruzione di uno scheletro narrativo mai propriamente convincente. Quel punto si chiama ovviamente Justice League, e non è quello che speravo.

Per fronteggiare l’imminente arrivo di Steppenwolf sul nostro pianeta, Batman e Wonder Woman decidono di riunire una squadra di superesseri chiamati a frapporsi tra il villain e le tre mother box, oggetti che una volta riuniti promettono di distruggere il pianeta di turno. A propiziare l’arrivo di Steppenwolf e delle sue armate di Parademoni c’è poi la morte di Superman, ultimo vero baluardo di difesa di una Terra ormai lontana dalla cosiddetta “Era degli Eroi”. Vista la premessa del film, era naturale aspettarsi da Justice League una struttura divisa in blocchi, scene tagliate con l’accetta in cui al film spetta l’ingrato compito di introdurre una serie di personaggi mai visti prima. Cyborg, Flash ed Aquaman sono infatti tre volti più o meno inediti nel DCEU, che nonostante la loro fugace apparizione in Batman v Superman qui necessitano inevitabilmente del loro tempo per presentarsi. L’introduzione e la dinamica tra i personaggi però funziona, riesce a far girare il supergruppo, animato da una serie di comprimari che condiscono ogni membro della Justice League senza risultare invadenti.

Ciò che inizia fin da subito a pesare sul film è invece l’ambizione del progetto, in netto contrasto con la sua durata effettiva. Due ore sono poche, soprattutto quando devono stringere una pellicola pensata per durarne almeno una in più. Justice League finisce così per diventare un film piccolo, in cui l’enorme ambizione messa in campo dal solito straripante Zack Snyder (dieci scene in slow-motion nei primi venti minuti di film, è record) deve fare i conti con una storia che taglia, smonta e crea buchi narrativi. Il risultato finale è un film che non riesce mai a spiccare il volo, divertendo per alcuni tratti ma rimanendo fortemente ancorato a terra per la maggior parte del tempo. A questo si aggiunge poi una doppia anima palpabile, in cui le mani di Snyder e Whedon sembrano eternamente in lotta l’una con l’altra. Non è solo per una visibile questione tecnica (alcuni reshoot hanno un green screen fastidioso), ma è piuttosto una filosofia di cinema lontana anni luce una dall’altra: Snyder è fedele alla propria idea di cinema patinato e straripante di suggestioni visive, Whedon è un uomo che fa dei dialoghi e delle dinamiche tra personaggi la sua arma principale. Per amalgamare i due stili (nonostante ufficialmente Whedon abbia contribuito solo al 20% del film) il montaggio finisce per sembrare un taglia e cuci che presta al fianco a più di una critica, una soluzione finale in cui quello che era stato concepito come un prologo diventa uno spiegone infilato nel mezzo del film. Un “Frankestein” cinematografico, così come al mostro di Mary Shelley sembra guardare la discutibilissima scelta adottata per risolvere il quesito principale del film. Come tornerà in vita Superman? Evitando lo spoiler, posso solamente dire “nel modo peggiore” che, al di là delle idee dei singoli fan, contribuisce a spezzare le ginocchia al film proprio nel momento in cui stava iniziando a spiccare il volo.

Justice League rimane quindi un ottimo passatempo per il pubblico più smaliziato, un impegno di due ore che non si avvicina alla grandezza che meriterebbero Batman e soci.

Justice League
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Justice League
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Francesco Martino

Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Ha collaborato con Prismo, Vice e Dude Mag. Scrive su Serial Minds e in edicola su Il Mucchio.
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