King Arthur – Il Potere della Spada

La nostra recensione di King Arthur - Il Potere della Spada, il nuovo film di Guy Ritchie in uscita il 10 maggio
King Arthur

Parliamoci chiaro, che vi piaccia o meno Guy Ritchie è un autore. Lo è dal primo momento in cui è arrivato nei cinema con Locke and Stock e lo è rimasto sempre, fatta eccezione per quel momento buio che porta il nome di Travolti dal destino. Ha sempre portato avanti un cinema fedele a se stesso, senza tradire mai un’idea di film rimasta invariata per quasi vent’anni. Una precisazione del genere è d’obbligo quando ci si approccia ad un regista come Ritchie, parte di quel gruppo di uomini del cinema nati con un’idea di film in testa e destinati a morirci. È una male? Assolutamente no, ma è chiaro che tutto nella filmografia di Ritchie porta i segni inequivocabili del suo passaggio: che si tratti di storie personali e rozze come quelle di Snatch fino al fare proprio un personaggio mitico come Sherlock Holmes. L’ultimo ad aver subito in “trattamento Guy” è Re Artù ed il suo ciclo di racconti, da sempre fonte inesauribile di spunti per il cinema e per la tv, e proprio per questo, in un certo senso, stanco e logoro, bisogno di un ringiovanimento per il pubblico del 2017, abituato ad un cinema d’intrattenimento chiassoso ed esagerato.

King Arthur – Il Potere della Spada è esattamente questo, una reinterpretazione delle celebri vicende di Artù e dei cavalieri della tavola rotonda pronte per essere dato in pasto al pubblico odierno. La Camelot di Guy Ritchie è sporca e rozza, raccontata attraverso un montaggio serrato e rapidisismo, condito da musiche al cardiopalma e, passatemi il termine, “coatte”. C’è davvero poco spazio per i puristi del cinema in un film che fa di tutto per somigliare ad un cinecomic con spade e cavalieri, riprendendo fedelmente il canovaccio narrativo dell’eroe inseguito dal proprio destino. Un loop narrativo che potrebbe anche dare fastidio se non fosse stato portato avanti proprio dalle vicende di Artù, artefici insieme ad altri testi di quello stereotipo che oggi vediamo riproposto nel 90% dei blockbuster. Nella grande confusione del suo King Arthur, Guy Ritchie finisce ovviamente per perdersi qualche pezzo e non tutto, soprattutto nella parte iniziale, funziona alle perfezione in un racconto che fa dei salti temporali uno dei suoi marchi di fabbrica. Difetti che vengono in parte offuscati da una cura certosina per il lato estetico, riuscendo a creare una Camelot tanto classica quanto inedita, ma soprattutto riuscendo a far rendere al meglio il suo protagonista. Charlie Hunnam è una furia della natura, fisicamente imponente e pieno di carisma, porta su di se l’onere del nome Artù. Estrae la spada nella roccia con la forza che solo un re può avere, pronto a combattere contro i tanti che odieranno le sue gente in King Arthur – Il Potere della Spada.

King Arthur - Il Potere della Spada
7
King Arthur - Il Potere della Spada
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Francesco Martino

Scrivo di cinema e faccio le pubblicità.
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