Kingsman – Il cerchio d’oro

Tornano gli agenti segreti inglesi, torna Colin Firth, e arrivano gli americani
Kingsman: Il cerchio d'oro

Kingsman – Il cerchio d’oro di Matthew Vaughn arriva in Italia mercoledì 20 settembre.

I sequel sono rischiosissimi, e può dire bene artisticamente ed economicamente (Guardiani della Galassia 2 di James Gunn), ma anche bene nel primo caso e male nel secondo (Smetto Quando Voglio – Masterclass di Sydney Sibilia). Considerato che il primo Kingsman era qualitativamente eccezionale, e che con un budget di 94 milioni di dollari ne aveva incassati circa 400 in tutto il mondo, la sfida per il secondo capitolo diventa ancora più ardua.

Sugli incassi ci si potrà pronunciare in seguito, qui quel che ci interessa è la domanda che tutti si pongono: è meglio o peggio del primo? Fare meglio era impossibile. Fare peggio era uno scenario pressoché inevitabile: c’era da capire quanto peggio. Alla fine dei conti, lo scenario è meno tragico del previsto.

Intendiamoci: il secondo capitolo è divertente (c’è Elton John, e tutto quello che fa, dice o gli capita è già cult) e in grado di intrattenere a livello di action più o meno come il primo capitolo. Certo, si apre con un inseguimento automobilistico: dopo aver visto Baby Driver l’asticella delle aspettative si alza sensibilmente, e diventa difficile godere di un certo tipo di scene vedendole in altri film e sapendo dove si può arrivare. Con questo non si sta insinuando che Vaughn abbia fatto male, tutt’altro.

Il problema principale di Kingsman – Il cerchio d’oro è a livello di scrittura: rincorre troppo il primo capitolo senza riuscire a elaborare qualcosa di originale. C’è di nuovo un villain che vuole conquistare il mondo, e se nel primo era un Samuel Jackson esplosivo che voleva farlo coi cellulari, qui c’è una Julianne Moore che vuole farlo con la droga. Sì, c’è anche un problema di villain, perché le sue motivazioni sono molto meno convincenti di quelle di Valentine, e crollano più facilmente.

Può sembrare sciocco lamentarsi di una cosa del genere, è come protestare per gli happy end nelle commedie romantiche, ma davvero non ci sono altre possibilità narrative, dati un ottimo mondo di partenza e dei personaggi interessanti e divertenti?

Non che non ci siano lati positivi: l’Eggsy di Taron Egerton è probabilmente uno dei pochi eroi sempre positivi (assieme a Baby del film di Wright) in questi tempi di villain seducenti: fa sempre la cosa giusta, si preoccupa delle conseguenze delle sue azioni, chiede il permesso prima di… fare una cosa che scoprirete vedendo il film.

Distruggere la Kingsman e introdurre gli Statesman non ha giovato. Un canovaccio basato solo sul conflitto fra le due agenzie poteva essere molto interessante. La verità è che sono tutte peeps mentali di noi addetti ai lavori, con la testa piena di queste immagini: avevamo alte aspettative, ma è un problema nostro, siamo sicuri anzi che riuscirete a godervelo e a divertirvi.

Magari un ipotetico terzo capitolo supera questo e il primo messi assieme, chi può dirlo? Comunque sia, meglio avercene che non avercene.

(Sì, Colin Firth c’è…)

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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