La Befana vien di notte

Paola Cortellesi veste i panni della Befana in un film per ragazzi non propriamente riuscito

Una donna piove dal cielo con un ombrello e un’altra vola su una scopa. Quest’anno il cinema sotto l’albero si tinge di rosa, e vedrà scontrarsi alla conquista del Box Office due delle personalità femminili più attese della stagione: Mary Poppins e la Befana.

Entrambe, seppur in maniera diversa, sono entrate nell’immaginario collettivo infantile come figure magiche, portatrici di sorprese e risate. Se la prima ci fa cantare e ballare le sue canzoni dal 1964, la seconda è la figura folcloristica più conosciuta in Italia, amata/temuta dai bambini durante le festività natalizie.

E così, alla Emily Blunt di Mary Poppins il cinema italiano risponde con Paola Cortellesi nei panni della vecchina che riempie di dolci le calze di chi è stato bravo, di carbone chi invece non lo è stato. Su una sceneggiatura di Nicola Guaglianone (Lo chiamavano Jeeg Robot), La Befana vien di notte segue le vicende di Paola, una donna dalla doppia vita: di giorno una maestra di scuole elementare, di notte la leggendaria Befana. A ridosso dell’Epifania, viene rapita da un crudele produttore di giocattoli al quale, vent’anni prima, ha inavvertitamente rovinato l’infanzia. Sei compagni di classe assistono al rapimento e dopo aver scoperto la vera identità della loro maestra decidono di andare a salvarla, a bordo delle loro biciclette.

Un po’ de i Goonies, un po’ di Stranger Things, il film di Michele Soavi fallisce però nel ricreare quello spirito di avventura e coraggio di cui si fanno portavoce i primi due. La chiamata a lasciare il mondo ordinario per quello straordinario risulta poco coinvolgente, ne consegue una perdita di entusiasmo e apprensione per le sorti dei giovani protagonisti, coinvolti in imprese alla cui risoluzione giungono quasi per caso.

A nulla valgono le eccessive stravaganze del villain, uno Stefano Fresi canterino e ballerino, vestito di tutto punto come un personaggio di Tim Burton, incapace di suscitare timore, men che meno il riso. Neanche l’interpretazione di Paola Cortellesi è memorabile: la sua Befana è offuscata da una sceneggiatura che tende a privilegiare le vicende dei giovani protagonisti anziché il suo talento comico.

Un film che di certo non diverrà un grande classico natalizio, ma rimane il tentativo da parte del cinema italiano di voler realizzare film di genere, indirizzati a un pubblico più giovane, al quale non si dà la dovuta importanza.

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