Venezia73 – La La Land

La recensione di La La Land, la commovente e magica opera di Damien Chazelle, presentata in apertura della 73esima edizione del Festival del Cinema di Venezia
la la land

City of Stars,” città di stelle. Non solo quelle del firmamento, ma anche quelle che al teatro, al cinema e alla radio illuminano la città con la loro aura di apparente perfezione, e con essa i sogni di chi le guarda e le ascolta nella speranza di brillare, un giorno, come loro. In questo gioco di desideri che si accendono e sogni che si infrangono, a fare da sfondo c’è sempre lei, la città delle stelle, Los Angeles. Lo è sempre stata, da Sunset Boulevard a Mullholland Drive, e sempre lo sarà. La “City of Stars” ritorna ad inglobare il sogno di rivincita, di speranza e successo dei suoi protagonisti, l’aspirante attrice Mia (Emma Stone) e il jazzista Sebastian (Ryan Gosling), anche in La La Land, secondo lungometraggio di Damien Chazelle dopo Whiplash.

Quella di Chazelle non è più una Los Angeles claustrofobica, ritratta metonimicamente in foto impolverate e oggetti sparsi in disordine qua e là come ha fatto Billy Wilder in Sunset Boulevard. È una città che si accende di musica e colore, che si veste di magia, tralasciando quella cappa di tensione ostentata dall’uso di colori molto caldi in Whiplash.

Los Angeles è una città che si apre ai sogni dei due protagonisti, li abbraccia cullandoli nella loro ambizione e nelle loro speranze; li fa sognare, incontrare, amare, per poi riportarli nel mondo reale, fatto di strade parallele che i due giovani non potranno unire se non per mezzo dei sogni e della musica.

Già, la musica. Dopo Whiplash, anche in La La Land la musica torna a essere protagonista, scandendo il ritmo ai protagonisti nella loro corsa alla realizzazione e, parallelamente, al rifugiarsi dalle difficoltà con cui la vita li mette alla prova. La musica è la perfetta colonna sonora in un mondo non dissimile da quello della prestigiosa Shaffer Conservatory di New York di Whiplash, dove ambizioni e successo caricano l’ego, distruggendo il rapporto con l’altro.

La voglia di essere qualcuno, di lasciare il proprio nome tra quelli dei grandi, che portava il giovane batterista di Whiplash (Miles Teller) a colpire i piatti e il tamburo della sua batteria in maniera sempre più forte, sempre più disperata ad ogni close-up, è ora mostrata metaforicamente dai dettagli delle dita di Sebastian, che con leggerezza ed eleganza affida alle note del pianoforte i propri desideri e sogni, sia quelli d’amore che di carriera.

Il sangue di Andrew Neyman si mescola con le lacrime di Mia e ai suoi passi di danza. E la musica è sempre lì, a fare da collante tra i due mondi, quello del futuro sperato e quello del presente da cui fuggire. Una presenza coadiuvata dall’uso di inquadrature ristrette, utilizzate per mettere al centro della scena i due protagonisti e a tralasciare il resto, amplificando così quella capacità della musica di colpire dritto alla mente e al cuore di chi l’ascolta, comunicando e aprendo loro mondi ancora inesplorati. Grazie alla musica sogniamo, veniamo catapultati in una realtà altra dalla quale emigriamo solo nel momento in cui essa si fa assente, o peggio, viene sostituita dal rumore assordante dell’allarme antincendio. Un’anticipazione del dolore, della crisi che solo un suo ritorno può far riparare, o sistemare dove possibile.

La scelta del cast non poteva che essere più indovinata. L’innocenza e ingenuità di Mia si rispecchia perfettamente negli occhi trasognanti di Emma Stone, mentre quell’aria spavalda, e al tempo stesso romantica, di Sebastian sembra essere stata cucita su misura su Ryan Gosling, il quale torna a cantare mentre la propria amata si lascia andare in un ballo liberatorio, in una delle scene più romantiche e struggenti degli ultimi anni dopo Blue Valentine.

Montaggio, fotografia, cast, regia, musica, sceneggiatura: tutto in La La Land concorre a dare vita non a un musical, ma ad uno specchio di vita dove sogni e realtà danzano insieme su quel tenue e fragile filo chiamato esistenza.

Non ci sono parole più pericolose di buon lavoro” diceva il temibile professore Terrence Fletcher in Whiplash, e, ripensandoci, è vero. Sono parole che, da una parte, aprono la porta a infiniti mondi carichi di autostima e auto-compiacimento, mentre da quell’altra, chiudono i battenti alla modestia e all’umiltà. Eppure, dopo aver assistito a un‘opera così perfetta, elegante, memore delle migliori produzioni di Gene Kelly e Stanley Donen, non possiamo far altro che dire a Chazelle “bravo Damien, good job”.

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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
4 Commenti su questo post
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    Blade Runner 2: Denis Villeneuve entusiasta di Ryan Gosling – abovetheline.it
    7 Settembre 2016 at 15:02
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    […] a Venezia con due film opposti per genere – il primo protagonista nell’incantevole La La Land, il secondo regista dello sci-fi Arrival – ed entrambi sul set di Blade Runner 2, attesissimo […]

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    Venezia73 – Tutti i vincitori – abovetheline.it
    10 Settembre 2016 at 18:24
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    […] Mariano Cohn e Gastón Duprat Coppa Volpi per la Miglior Interpretazione Femminile Emma Stone per La La Land di Damien Chazelle Leone d’Argento alla Migliore Regia Amat Escalante per La región salvaje, […]

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    La La Land: Emma Watson e Miles Teller rifiutarono il ruolo da protagonisti – abovetheline.it
    22 Settembre 2016 at 19:53
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    […] musical di Damien Chazelle, La La Land, è stato premiato recentemente durante il Festival di Venezia, dove Emma Stone ha conquistato il […]

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    Miles Teller e il suo rifiuto a La La Land – abovetheline.it
    7 Ottobre 2016 at 15:06
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    […] a Venezia e Toronto, sarà presentato anche nel cuore della capitale inglese. Stiamo parlando di La La Land, nuovo film di Damien Chazelle a cui Teller ha rifiutato di partecipare, dando così la […]

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